VIII puntata Viaggio nella luna: “Silenzio, si gira!”



Rubrica di racconti e dialoghi di fantasia sulla storia e sulle tecniche e le tecnologie del cinema a cura di Serena Calabrese. Seguila anche su facebook.

I fratelli Lumière entrarono alla Star Film con confidenza.
-Georges! Georges! – chiamavano.
-Georges non c’era?
-Georges! Esci fuori vecchio pazzo! – disse Louis sorridendo. Auguste lo riprese ma sapeva che gli dava del “vecchio” con l’ammirazione per la sapienza e del “pazzo” con l’invidia per il genio. Per il suo genio, almeno.
-Morto! – si sentì la voce di Méliès soffocata da un ostacolo.
-Come? – Louis si preoccupò. Per cosa? Erano morti di già.
-Morto, non vecchio.
Un lampo buttò luce sulla Star Film calata nel buio. Al centro, un drappo striato che ricordava quello di “Escamotage d’une dame chez Robert-Houdin » [vedi III puntata].
-Georges esci da lì. Morto pazzo – gli disse Louis.
Georges abbassò il drappo tanto da comparire fino agli occhi. Gli occhi risero, lui si ricoprì. Auguste si avvicinò e rimosse il drappo. Sotto, una sedia vuota.
-Georges… Illusionista morto pazzo – constatò Auguste.
-Cineasta illusionista morto pazzo – precisò Méliès, sbucando da dietro la navicella a forma di proiettile di “Viaggio nella Luna” [vedi I puntata].
-Ma che facevi? Ci fai gli scherzi? – domandò Auguste.
-Cercavo. Cerco.
-Che?
-Chi!
-Chi???
-La donna!
-Ancora! È un’ossessione! Che ci fai con una donna? Fossi vecchio ma sei morto! – parlò Louis, con insolenza sollecita.
-Continui, ragazzo, a non capire? Non “una” donna ma “la” donna!
-Ma che cerchi, Georges? Se ce lo dici ti aiutiamo! – Auguste offrì aiuto
interessato in cambio di una moneta preziosa e non stimabile: la Verità.
-Shhh! Quanta confusione copre spesso il rumore… Sentite?
Si udiva solo la pioggia.
-La pioggia? – domandò Louis.
Nella vita di ognuno arriva la Musica. Nella Natura arriva la pioggia. Nel Cinema arrivò il sonoro.
-La musica è necessaria all’Uomo, Georges. La pioggia è necessaria alla natura. Il sonoro è necessario al cinema?
-No. Non so. Il cinema muto sarebbe passato di moda? Quanta speranza hanno le tecnologie e le forme di espressione se non si evolvono, in un qualche modo anche diverso da come effettivamente si sono evolute? Ma il sonoro è arrivato. E non è stato male, suvvia. Se ne ebbero i musicisti!
-Se ne ebbero molti – disse Auguste. Nei primi anni del sonoro era opinione
diffusa presso molti che la componente sonora costituisse per il cinema un fattore di impoverimento estetico e un ritorno alla dimensione teatrale a discapito della sua (del cinema) essenza visiva. I film sonori di Charlie Chaplin (1928 – 1936) utilizzano la colonna sonora e la rumoristica ma non presentano dialoghi sonori.
-Quando si cammina per una via e a un certo punto si cambia, c’è sempre almeno un compagno di viaggio secondo cui si sta sbagliando strada –
affermò Georges.
1892: le proiezioni del Théâtre Optique di Charles-Émile Reynaud vengono accompagnate da un pianista, Gaston Paulin, che compose musiche originali per i film di Reynaud. Da lì la musica “si affiancò” al cinema: le proiezioni dei film a 35 mm vedranno l’apporto dal vivo di uno strumentista, di solito un pianista, o più strumentisti che venivano affittati o venduti con la pellicola. Nei cinema dei quartieri agiati ci potevano essere anche piccole formazioni di musica da camera.
– Pisa: tutti pensavo alla torre, ben pochi al Pierini.
Georges si riferisce ai primi esperimenti di sonorizzazione della pellicola cinematografica: a Pisa, nel 1906, Pietro Pierini, professore dell’Università di Pisa, brevetta il suo sistema sotto la “Fabbrica Pisana di Pellicole Parlate” (che chiuderà nel 1919), presentato il 19 ottobre 1906 al Cinema Lumière. Nel 1924, negli USA, la Western Electric Company in collaborazione con la Bell Telephone Laboratories sviluppa un sistema di sincronizzazione, il Vitaphone, che ripete il processo di masterizzazione del disco: il sincrono del suono con l’immagine è perfetto. Gli strumentisti e spesso anche il pubblico non apprezzarono.
– Il cinema porta bene ai fratelli, lo dico io! [vedi IV puntata] I Warner!
Nel 1926 quattro fratelli, Harry, Albert, Sam e Jack, prendono un teatro a Manhattan e lo dotano del procedimento sonoro della Vitaphone. Producono “Don Juan” per la regia di Alan Crosland con la star John Barrymore, durata 3 ore. L’opera presenta dei rari dialoghi parlati e dei brani di musica classica, arrangiati in modo da dare una sorta di continuità al film. Questo è considerato il primo esperimento riuscito del cinema sonoro.
Ai quattro fratelli venne l’idea di filmare il cantante di cabaret Al Jonson, un bianco truccato da uomo di colore. “Une scène dans la plantation” è un successo, anche quando Jonson parla guardando in camera, come se il pubblico assistesse a una performance dal vivo. Nel 1927 viene prodotto “The Jazz Singer” diretto da Alan Crosland: non siamo però ancora di fronte al primo film sonoro o parlato (è uno dei primi film cantati, semmai), seppure fu un trionfo che innesca il processo che porterà alla fine del cinema muto e lancia la Warner Bros Pictures. Nessuno dei dialoghi (quelli che ci sono) è registrato. Solo le canzoni interpretate da Al Jolson e le frasi che dice tra due brevi pause sono veramente registrate. La frase d’esordio del film (“Aspettate un momento, aspettate un momento, non avete ancora sentito niente!”) venne pronunciata perché si era cominciato a registrare prima che il tecnico dell’audio fosse del tutto pronto con i microfoni. Il primo film “parlato al 100%” (linguaggio dell’epoca) è “Lights of New York” (Bryan Foy, 1928).
Altre tecniche vengono sperimentate, c’è sempre più domanda di film sonori, l’industria cinematografica cambia e la storia del cinema si troverà quasi divisa in due grandi epoche legate a una dicotomia segnata da un’incertezza terminologica: gli anglosassoni oppongono silent a sound (silenzioso/sonoro), puntando l’accento sulla presenza o meno del suono in generale; la lingua francese, invece, si concentra sulla parola: muet/parlant; altre lingue europee operano una sintesi (lecita?) opponendo muto e sonoro, che non sono esattamente contrari (se non si intende per “muto” privo di suoni). La Teoria discute, la Storia fa: i suoni vengono registrati: nasce l’espressione “Silenzio, si gira!”. 1931: suono stereofonico; 1935: suono magnetico; 1975: Dolby System.
-Ma per quanto dobbiamo rimanere ad ascoltare la pioggia? – chiese Louis.
-Non c’è un limite per ascoltare la pioggia – rispose Georges.
-Beviamo? – propose Auguste.
-No. Piove.
-Che c’entra? – domandò Louis.
-Non fate confusione.
Georges andò alla sedia su cui Auguste aveva abbandonato il drappo. La ricoprì e la scoprì: cercava qualcosa che apparisse. Il trucco non riuscì. E rimasero la sua delusione consapevole, la pioggia romantica e il buio non completo.
Don Juan (Alan Crosland, 1926) Plus Vitaphone Shorts!

Da “Lights of New York” (Bryan Foy, 1928)

Da “City Lights” (Charlie Chaplin, 1931)

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