Viaggio nella Luna VII puntata: Dalla “Scuola di Brighton” alle avventure di Dollie, ancora sul linguaggio cinematografico



Rubrica di racconti e dialoghi di fantasia sulla storia e sulle tecniche e le tecnologie del cinema di Serena Calabrese
Georges sedeva (ancora) sul letto di “Une nuit terribile”.
– Ciao, Georges.
– Ciao, Georges.
Amici – Georges aveva un’aria mesta che dava sul melodrammatico – è incredibile fin dove si arrivi a comprendere concentrati su una direzione, tralasciando l’evidenza intorno.
– Che?
Louis esprimeva la sua perplessità con la sistematicità matematica del ritmo musicale. Georges sorrise e saltò in piedi:
– La “Scuola di Brighton”! Vecchie canaglie inglesi!
– Ma…
Dal 1891 al 1900 e anche più in là: bobina di pellicola 35 mm lunga 20 m, un piano sequenza, un fotogramma e un’inquadratura, meno di un minuto. Una ricetta. La ricetta dei film. Ma quei mattacchioni della “Scuola di Brighton”, come li chiama Sadoul [Georges Sadoul]! Ci sono arrivati loro. Quello che diventerà il découpage di taglio e quello che diventerà il montaggio: rivoluzioni senza armi. Senza morti. Muoio io, un po’ e di nuovo, quando ricordo che non si può essere i primi in tutto. George Albert Smith e James Williamson, venite, vi offrirò il vino in onore al merito.
– Il nostro vino?
– Louis, non ti ci mettere anche tu. Non gettare carbone nella fornace – lo riprese il fratello.
– Fai metafore da vecchio.
– Non sono vecchio, sono morto. Lo sappiamo.
George Albert Smith utilizzava piani sequenza multipli legati dalla logica visuale per descrivere un’azione in un luogo: sperimenta per primo ciò che chiameranno découpage tecnico. “Le lenti della nonna” (1900), insieme a “As Seen Through a Telescope” (1900), inaugura per altro la soggettiva. Le scoperte della “Scuola di Brighton” estendevano il ventaglio delle possibilità dei cineasti: la durata dei piani sequenza varia da 10 a 13 minuti (una bobina arriva alla lunghezza di 300 metri), le bobine possono essere due. Aumentano le dosi, nella ricetta.
– L’hai detto tu, Georges, che non si può essere primi in tutto.
Essere sempre qualcosa porta alla noia e all’abbandono della ricerca – aggiunse Louis – ma tu sei stato comunque propulsore dello sviluppo del cinema delle attrazioni, un mago degli effetti speciali: la doppia esposizione, la dissolvenza, l’arresto di ripresa…
L’arresto di ripresa lo hanno sperimentato anche Heise e Clark [in “The Execution of Mary, Queen of Scots”, 1895, e Georges si riferisce a William Heise e Alfred Clark, dell’equipe di Edison].
– Non è proprio lo stesso; fare affermazioni per la lusinga di essere smentito è banale e non è da te. Heise usa il “trucco” una volta. Tu ti sei rinnovato nei tuoi film, utilizzando trucchi e invenzioni, come la sovrimpressione, con la forza dell’ingegno che muta.
Louis si sarebbe detto ammirato, se non fosse sempre sul piede dispettoso dell’indisposizione.
Ma torniamo a David Wark Griffith [per “La nascita di una nazione” vedi III puntata]! Uno che si mette a fare il cascatore in “Sauvé du nid d’un aigle” [Edwin Stanton Porte, 1908] non può che essere destinato a fare la differenza nel mondo!
“The Adventures of Dollie” (David Wark Griffith, 1908, una sola bobina): Griffith capisce come trattare la materia delle azioni parallele previste dal film. La tecnica dei piani sequenza multipli rappresenta una novità all’epoca.

– I piani sequenza permettono di passare da un’azione svolta in un ambiente a un’altra svolta in altro ambiente: questo pensa Griffith, la cosa esaltante di saltellare nella trama di un film come una scimmia si muove tra gli alberi o un’ape si posa su un fiore e poi su un altro! Il montaggio parallelo, sarà detto! Una modalità narrativa prevista già in scrittura, in quella che chiameranno sceneggiatura. Griffith prepara la strada al lungometraggio.
-Georges, se tutti noi dovessimo rimproverarci ciò che non abbiamo fatto avremmo di che darci dispiacere per una vita al giorno! – disse Louis.
– Merde, ragazzo, e chi si dispiace! C’è chi dice che io non sia stato l’inventore del cinema come finzione. – Ma a veder ciò che ho fatto in vita si direbbe che io mi sia divertito!

– E ti sei divertito?
– Si direbbe. Prima ho avuto un attacco di sbornia triste.
– Sbornia! Ma sei morto! Hai bevuto? Il nostro vino?
– Louis…
– Sì ho capito, “non gettare carbone nella fornace” – citò il fratello.
– Non fare metafore da vecchio, ragazzo – disse Georges Méliès.

– Ma insomma, hai bevuto? – si irritò il Lumière più giovane.
– No. Ma si beve per dimenticare e io cercavo di farmi venire la sbornia senza bere.
– Dimenticare cosa? I traguardi che non hai raggiunto? – domandò Auguste.
– La donna.
– Di nuovo! Ma quale donna?
– La donna.

« As Seen Through a Telescope » (George Albert Smith, 1900)

« The Execution of Mary, Queen of Scots » (Alfred Clark, 1895)

“The Adventures of Dollie” (David Wark Griffith, 1908)

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