Viaggio nella Luna IV puntata: Arriva l’Industria!



Rubrica di racconti e dialoghi di fantasia sulla storia e sulle tecniche e le tecnologie del cinema di Serena Calabrese.

– Alice Guy!
– No, direi piuttosto Louis e Auguste – puntualizzò sarcastico Louis. Ma sapeva che quel nome era la premessa di un discorso.
– Ma non puoi iniziare con un “Ciao!” qualche volta? – chiede Auguste a Georges.
-Suvvia signori miei, che noia! Siamo morti! Che se ne fanno dei convenevoli gli spiriti? Fossimo di vapore… ma siamo di carne e sangue.
– Ti contraddici, Amico – sorrise Auguste.
– No, non credo.Carne e sangue: io mi sento vivo.
– Perché parli di Alice Guy? – arrivò al dunque Louis.
– La ricordate?
– Sì – rispose Louis.
– Sapete una cosa che mi esalta dell’Arte?
– Cosa? – domandò Louis senza rassegnazione.
– L’Industria!- Ah, beh. Oggi ti contraddici, Amico – fece Auguste. Ma canzonava Georges: sapeva cosa intendeva.
– Se l’Industria non è sopita, se è ben sveglia (e talvolta lo è), dove c’è l’Arte anch’essa arriva. E se ci vede giusto, l’Industria solca anche terreni in cui l’Arte non germoglia.
– Ma il Cinema nasce come industria o come arte, Georges? – domandò Louis.
– Il Cinema nasce come cinema. I fratelli sorrisero.
– Per il resto, Intrattenimento, signori! Intrattenimento! Ricordate la mia orazione di qualche nostro incontro fa? [vedi II puntata]
– L’orazione sul Cinema-Intrattenimento! – confermò Auguste.
– L’orazione sul Cinema-baldracca, mi piace di più. Cinema delle attrazioni, per essere accademici. Cinema-Intrattenimento, per essere espliciti. Cinema-baldracca, per essere accademici espliciti e un po’ da trivio. Georges raccolse il computer portatile da una sedia, fece per sedersi e metterselo sul grembo ma poi reagì a un pensiero che gli sovveniva e lo rimise sulla sedia.
– Beh in effetti, che se lo metta pure sulle gambe! Anche se fa male, che può fargli? È uno spirito! – sussurrò Auguste all’orecchio di Louis.
– Sì ma uno spirito di carne e sangue, fratello” – rispose Louis con divertita ironia.
Georges tirò su il naso dal computer, si schiarì la voce:
– “Giovanotto, io non vi voglio rovinare, questo apparecchio ha valore soltanto scientifico, non avrà futuro nel mondo dello spettacolo”.
– Papà! – fece Louis.
– Ti ricordi quello che ti disse così bene? – domandò Auguste.
– Non così bene: l’ho letto ora su Wikipedia, voce “Cinema”, paragrafo “Nascita di una industria”. Queste diavolerie moderne mi esaltano: gigantesco Diderot informatico. Anch’io fui un moderno. Lo foste voi. Il riferimento è a Denis Diderot, che diresse gli intellettuali dell’Encyclopédie, pubblicata nel XVIII secolo.
– Il buon Antoine: aveva torto. Quella proiezione al Grand Café mi aveva esaltato, volevo aggiungere meraviglia al mio spettacolo al Théâtre Robert-Houdin. Offrii una cifra che strabiliava per il brevetto e i diritti di sfruttamento del Cinématographe. Mi andava bene, all’epoca. Avevo comprato il Théâtre Robert-Houdin, nel 1888! Che anno il 1888! Emile Berliner brevetta il grammofono, George Eastman registra il marchio Kodak e brevetta rullino e macchina fotografica!
– È anche l’anno di Jack lo Squartatore, se vogliamo dirlo.
– È drasticamente fuori luogo, Louis – ammonì Auguste.
– Georges, si può sapere che c’entra Alice Guy??!
– Voi, Lumière, commissionavate “riprese dal vero” da operatori in mezzo mondo… – Gabriel Veyre, Alexandre Promio, Félix Misguich… cacciatori di piani sequenza! – osservò Louis.
– Così evitavamo la monotonia nelle programmazioni.
– Che cosa volevate fare? – domandò Georges, che conosceva la risposta.
– Vendere! – rispose Louis, che conosceva la domanda.
– Vendere i film, vendere il Cinématographe, a chi poteva comprare. (Rivolgendosi al fratello) Eravamo imprenditori. – Imprenditori, sì – confermò Auguste.
Poi continuò:
– Veyre, Promio, Misguich, e ancora Francis Doublier registrano un piano sequenza; eventualmente, si fermano se lo ritengono opportuno per risparmiare sulla pellicola Eastman e per proteggere il film alla fine di una scena ritenuta troppo lunga. La lavorazione proseguiva più tardi: si creavano due piani sovrapposti della stessa pellicola, che poi era tagliata e incollata avendo cura di togliere i fotogrammi sovraesposti e perduti così da spegnere e riavviare l’apparecchio per le riprese. Non si può parlare ancora di montaggio, è chiaro. Georges si rimise alla guida del cocchio del discorso, e i fratelli Lumière ripresero il ruolo di passeggeri:
– Antoine non mi fermò. Birt Acres e Robert William Paul avevano inventato la camera Kinetic.
– Messa appunto più o meno negli anni del Cinématographe – osservò Auguste.
I fratelli Lumière erano passeggeri partecipativi e competenti ed erano attori della storia raccontata.
-Robert William Paul mi dota di una camera a cui io permetto di funzionare procurandomi in Inghilterra uno stock di pellicola Eastman vergine da 70 mm. Rimedio un apparecchio per tagliare la pellicola in due nastri della stessa lunghezza, un’altra macchina, un’altra mia creazione, produce le perforazioni rettangolari sui bordi: la pellicola può venire impressionata. E qui arriva, perché nei racconti arriva sempre qualcuno, che sia un vero viaggio o un arrivo per metafora, e qui arriva, dicevo, Léon Gaumont. Arriva l’industriale, arriva l’Industria: egli portò la pellicola fotografica al formato da 60 mm con Georges Demenÿ e aveva un catalogo di bobine di pellicola a 35 mm. Alice Guy!
– Già – comprese Louis.
– Alice Guy: la donna, la donna! Quando c’è tanto da dire su qualcosa, di solito c’è anche una donna di cui parlare. Lei, segretaria di Gaumont, riceve da lui il compito di dirigere la produzione di alcuni film. Alice Guy.
– In ogni storia che abbia una Storia, generalmente c’è una donna che è stata la prima a far qualcosa:
Alice è considerata la prima donna cineasta del mondo. Inizio a parlare come te, Georges – osservò Auguste.
– Fece centinaia di film. Con la sua “Passione” i film a tematica religiosa entrano nel mercato delle sale cinematografiche. Vede la presentazione del Cinematographe e… Ah, il Cinematographe! Che direbbe a voi, Lumière, del “Cinématographe Léon Bouly”… Léon Bouly. I fratelli del cinema sorrisero con uno sforzo di distacco sardonico e, di fatto, non chiarirono uno dei dubbi del cinema. Chi inventò il Cinématographe? Un’ipotesi è che il primo a inventarlo e brevettarlo fu Léon Bouly, nel 1892. Alcuni sostengono che Bouly non potesse pagare i diritti di brevetto nel 1893 e i fratelli del cinema acquistarono i diritti dell’invenzione. Si era comunque affermata l’opinione che Louis Lumière avesse dato forma all’idea e entrambi i fratelli l’avessero brevettato. E girarono “L’uscita degli operai della fabbrica Lumière di Lione”, loro primo film (1894): prima proiezione pubblica all’Eden, la prima sala cinematografica della storia, a La Ciotat, il 28 settembre 1895; prima proiezione a pagamento, a Parigi, il 28 dicembre 1895: nascono le basi dello sfruttamento economico del mezzo cinematografico. Altre versioni del Cinématographe vennero messe a punto, da Cecil Eray e Georges Demenÿ, per esempio.
– Parlavamo di Alice Guy, Georges. Auguste rimise le redini del cocchio in mano a Méliès.
– Oh, Alice! Alice, sì…
Vede la presentazione del Cinematographe, riesce a procurarsi qualche metro di pellicola e gira “La Fée aux choux, nel 1896 si presume, a un anno dall’invenzione del cinema. Intervenne Louis, e assunse un cipiglio assai serio:
– Charles Pathé seguì le mie orme: con i guadagni delle proiezioni inviò operatori a filmare la Natura con bobine di pellicola impressionabili in unico piano sequenza. Con l’aiuto dei fratelli, la Pathé-Cinéma diventa importante come la Vitagraph Company o la Edison Studios.
– Già, la Pathé-Cinéma! Quella del gallo… Georges si riferiva al logo della società. – Il cinema porta bene ai fratelli. Anche ai fratelli registi. I fratelli Cohen: bravi, per essere contemporanei.
– Mi lasci sempre da pensare che c’è qualcosa oltre le cose che dici – gli disse Louis. Era più bonario del solito, in quel momento.
– Lo spero bene. Aaah, la donna! La donna!
– Ancora Alice Guy! – osservò Louis.
– Chi? Macché Alice Guy! La donna io dico, la donna! Louis avvicinò la bocca all’orecchio del fratello e disse, modulando il sussurro per farsi udire da Georges:
– Dice sempre “la donna, la donna”… Anche l’altra volta… Che vorrà dire?
– Non so. Dipenderà dalla sua fissazione per le baldracche.
– Eh ma l’ho detto, io! Carne e sangue! Baldracche e vino! Georges prendeva in giro i suoi amici. Si riferiva a ben altro. Nel 1995, a un secolo dall’invenzione del cinema, un gruppo di 41 registi omaggia i fratelli e il cinématographe, usando l’apparecchio per realizzare un corto di 50″ a testa: il film “Lumière et compagnie” raccoglie queste brevi opere.

 

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