Viaggio nella Luna – II puntata: Il cinema delle attrazioni



Rubrica di racconti e dialoghi di fantasia sulla storia e sulle tecniche e le tecnologie del cinema a cura  di Serena Calabrese,

– Vi avevo detto di riportarmi il vino.
– Eccolo il vino! – si affrettò a precisare Louis, tirando fuori una vecchia bottiglia da una sacca. L’etichetta ingiallita prometteva bene.
– Intendevo di portarmelo subito.
– Ma tu hai detto di tornare da te una volta al mese!
– È passato anche di più di un mese.
Georges era seduto su quello che era stato il letto di “Une nuit terribile” (Star Film 26, 1896). Sulla sedia che compare nel medesimo film, il computer portatile.
– Oh, dicevamo: il cinema delle attrazioni!
– No, non “dicevamo”, tu dicevi – sentenziò Louis, che era proprio in vena di precisazioni.
– Georges, hai memoria per essere così vecchio da essere morto – fece Auguste.
– Chiamano così la prima fase della storia del cinema, fino al 1915. Che ne pensate?
– Se ne è fatto un gran parlare. Noi lo abbiamo fatto il cinema delle origini. A ciascuno il suo – sorrideva Auguste.
Georges prese in mano un teschio da terra, lì vicino. Se lo era preparato da oltre un mese. I fratelli supponevano che fosse già lì, ma non escludevano che Georges lo avesse fatto appositamente. Come e con che materiale non è dato sapersi. Ma lui era uomo d’ingegno e niente ci stupisce.
Lo reggeva in mano, e si concentrava.
– Ma che fai? – domando Louis.
– L’Amleto.
– Perché? – sempre Louis.
– Se comincio a dire “essere o non essere”… Che pensate?
– Che sei andato.
– Louis! – ammonì Auguste.
– Non sentite… un sentimento ancestrale? Non sentite il teatro?
– No. Stavo pensando che ai tempi di Shakespeare l’Amleto non lo si faceva col teschio – disse Louis.
Georges sedette sul letto di scena: ci avrebbe dormito se avesse avuto bisogno di dormire. Sedendoci spesso, lo rendeva meno vetusto. Scrollava la testa.
– Dimostrate poca fantasia. La quale, d’altronde, è campo mio. Il realismo è il vostro.
– Ci vuole un sacco di fantasia per essere realistici – disse Auguste.
– E poi quando hai rifatto “La partita a carte” eri realistico anche tu.
Per i lettori: “Partie de cartes” (Star Film 1, 1896) è il rifacimento di “Partita a carte” dei Lumière (1895).
– Nessuno è solo realistico. Non sarebbe… realistico.
– Lo sappiamo, Georges. Auguste voleva dire anche questo, prima – precisò Louis con stizza.
– Puntualizzate tutto. Perché siete realistici. Ma il vino?
Il vino era rimasto in mano a Louis. Egli si guardò intorno e iniziò a cercare qualcosa per aprirlo.
– Georges, invece di divagare, ci dici cosa cerchi? Perché sei tornato qui e passi tutto il tuo tempo al computer? – chiese Auguste e continuò: – Non c’è più nulla qui. Nulla da fare, almeno.
La Star Film era ormai un tempio classico abbandonato, un castello di vetro fatto per far entrare la luce: ma la luce che è destinata a far crescere i fiori non serve a nulla se i fiori non crescono. Il set non era più un set e la luce che serviva per girare non serviva più.
– Vedete, Amici: il teatro è nato dalle nebbie del tempo. Ha a che fare con la natura dell’uomo ma anche con lo spirito dei popoli, con l’animosità religiosa, con la necessità delle genti di crearsi un’identità, con il bisogno di catarsi, con i natali e l’istituzione delle culture. Sapete voi cos’è il cinema? Oh sì che lo sapete, lo sapete più di tutti.
– Intrattenimento – rispose Louis.
– Merde, possa io morire ancora se non è così! Il cinema nasce dal clima fieristico del sollazzo popolare, dal divertimento baracconesco del tempo libero, dall’attrazione, giustappunto! E poi è diventato tanto altro. È una puttana che è diventata una signora: astuta, intelligente e spregiudicata. Per questo è così affascinante: è per tutti, perciò ti sembra sempre di non averla mai del tutto. Anche il teatro sa essere per tutti (così come il cinema sa essere per pochi). Ma è meno baldracca. O almeno questa è un’idea.
– The Cinema of Attraction: Story of Beauty and Prostitution. Poteva essere un
buon libro – scherzò Auguste.
– Allo zio Tom avrebbe forse creato qualche problema – fece Louis. Parlano di
Tom Gunning, l’autore di “The Cinema of Attraction: Early Film, Its Spectator and the Avant-Garde”, scritto nel 1922.
A Louis era tornato in mente perché in tanti amavano Georges. Nel frattempo, apriva il vino infilando nel tappo di sughero la bacchetta usata per dirigere il musicista replicato di L’Homme orchestre (Star Film 262-263, 1900). La bacchetta era lercia e rovinata ma Louis pensò che dovevano bere il vino e non mangiare il sughero. Stappando la bottiglia il “piccolo Lumière” ebbe un cenno di esultanza e per un istante non misurò le distanze e le ricadute dei suoi gesti. Mise il piede sul ragno che era servito per “Une nuit terribile”. Soffocò un “merde!”. Georges non guardava in quella direzione, ma abbassò la testa.
– Non ti mortificare, ragazzo. Un pupazzo è senza vita. Ma se non serve a niente, è morto. Hai infierito su una cosa morta.
– Georges, per l’amor di Dio: andiamo a Parigi! – esortò Auguste. Louis aveva cercato di avvicinarsi al computer per vedere cosa stesso consultando Georges.
– Il montaggio! – annunciò egli, rimettendosi al portatile dal quale aveva per un attimo distolto non solo lo sguardo ma, cosa più rara, l’attenzione. – Ne ho da dire. A questo punto parlerei del montaggio senz’altro. Alla prossima, Amici!
– Ma ho aperto il vino!
– Suvvia, portatelo via e bevetelo voi.
– Ma scherzi? Ci prendi in giro? – fece Louis.
Il fratello gli rivolse uno sguardo di ammonizione fraterna, leggera come una carezza ma perentoria come uno sparo di fucile. Louis cercò nervosamente i bottoni del panciotto e ne abbottonò uno che abbottonato non era. Si aggiustò poi il cappello che non aveva mai tolto. I due uomini si congedarono e lasciarono la Star Film con una bottiglia di vino dolce e un carico di amaro disappunto.

(S. Calabrese- Riproduzione Riservata)

 

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