Una rubrica sul cinema inizia con un Viaggio nella Luna



Ho il piacere di presentare in esclusiva per POPact un progetto di Serena Calabrese che ci racconterà il Cinema con una nuova e coinvolgente rubrica. Lo scopo è di viaggiare con racconti e dialoghi di fantasia sulla storia, le tecniche e le tecnologie del Cinema. Serena Calabrese ha una laurea triennale in letteratura italiana e una laurea specialistica in storia e critica del cinema. E’ assitente di produzione e ha svolto stage presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Di seguito proponiamo il primo appuntamento che ci narra la genesi del “Viaggio nella Luna”. (Dimitri Ruggeri)

VIAGGIO NELLA LUNA
Destinazione Montreuil: alla Star Film! Louis Jean aveva poca voglia: i fratelli minori occorre sempre trascinarli nei posti e nelle cose. Ed eccolo, trovato subito, seduto sulla Luna del suo film: Georges Méliès!

-Maestro! – principiò Auguste.
-Suvvia, non vorrete presentarvi, darmi noia coi convenevoli: ci conosciamo, Lumière!
-Da tempo – fece Louis, con ovvietà: – Da quanto il cinema, si può dire!

Georges aveva un computer portatile sulle gambe. Al monito di Auguste: – Non tenerlo così, si dice faccia male – Georges fece cenno a Louis di prendergli un pezzo di stoffa buttato in un angolo, che doveva essere stato il costume di un Selenita. Nella versione di “Viaggio nella Luna” (considerato il primo film di fantascienza) a colori, fu dipinto di verde sulla pellicola. L’unica copia dell’opera a colori di cui si è conoscenza fu donata nel 1993 da un anonimo alla Filmoteca de Cataluña. La pellicola era in cattive condizioni e nel 1999 ne fu iniziato il restauro, conclusosi nel 2011 e costato 400.000 euro. La versione restaurata fu per la prima volta presentata a Cannes nel 2011, con la nuova colonna sonora della band francese AIR. So tutte queste cose, ma sapete che non saprei dirvi di che colore era davvero quel costume?
Il compito comunque non gli richiese molto sforzo, pertanto Louis ubbidì.

-Attenzione, ragazzo: quei costumi costarono una fortuna.

Georges nacque un anno prima di Auguste e tre prima di Louis. Questo credeva lo autorizzasse a chiamare il secondo “ragazzo”. Fu Auguste ad ammonire Louis (lo chiamò “ragazzo” per scimmiottare l’abitudine di Georges, che non vi fece caso, e far irritare il fratello, che vi fece caso assai), non Georges. Quest’ultimo aggiunse solo freddamente, alle proteste di Louis che sottolineava a sua difesa lo stato del set e la constatazione che quello fosse solo un brandello, queste parole: “È una cosa del cinema”. Georges sgrullò la stoffa dalla polvere, starnutì, la piegò, e se la mise sotto il computer portatile, sopra le cosce: – Più cose ti fanno, più recano danno (la rima non c’era in realtà, poiché lo disse in francese).

Auguste si domandò mentalmente se quel costume, ridotto a poco più di uno straccio, bastasse a proteggere l’amico. Guardò Georges e gli fece: – Georges, che fai qui? Andiamo a Parigi a bere.

-No, ho da fare.
-Lo so. Ma è un modo folle di impiegare il tempo.
-Tutto può sembrare folle, dipende dai motivi.
-Sei un vecchio testardo e rimbambito.
-Sono vecchio ormai da decenni e rimbambito da prima, credo. Non me lo ricordo. Sono rimbambito.
-Non siamo vecchi, siamo morti – fece Louis.
-Non è un buon motivo per fare come ci pare – disse Auguste, rivolgendosi a Georges.
-Ma lo dici tu!
-Andiamo a Parigi a bere.
-Parigi non è più quella di una volta.
-Vorrei vedere, è passato un secolo e più. Mi spieghi per bene che fai?
-Lo faremo insieme. Aiutatemi, amici.
-Mon Dieu! – rise Louis.
-Ecco! Ecco, bravo! Hai mai pensato seriamente a Dio, Auguste?
-È stato Louis a nominarlo.
-Che differenza volete che faccia? Tra fratelli si tende sempre a precisare.
-Chi pone una questione fa la differenza; in ciò risiede tutta la differenza del mondo – parlò Louis, ispirato.
-Che acume, ragazzo.

Louis sbuffò. Per il “ragazzo”.

– Allora amici, avete pensato mai seriamente a Dio?
-Certo, come tutti. (Georges non colse chi rispose, ma poco gli importava)
-Anch’io. Ho pensato: se non esiste? Ma poi, dico, allora il cinema da dove esce fuori? Non dite da voi, non vi date tutto il merito. Beviamo!
-Dicevi che non volevi bere.
-Dicevo di non voler andare a Parigi, è diverso. Beviamo!
-Non abbiamo da bere – fece Louis, togliendosi finalmente il cappello.
Merde! E che siete venuti a fare? Non mi ricordo se mi piaceva bere, pertanto ho deciso che mi piaceva. Allora facciamo così: andate a prendere il vino, e poi parleremo di cinema.
-Lo abbiamo fatto il cinema, di che vuoi parlare? – fece Auguste. Ma sorrideva.
-Lo avete fatto poco di cinema. Dicevate che era senza futuro.
-È vero – disse Louis guardando il fratello.
-Lo diceva anche Charlie – replicò Auguste. Alludeva a Chaplin.

Georges muoveva il mouse con divertito impaccio. Parlava coi fratelli, ma non aveva distolto un attimo lo sguardo dallo schermo e da quello che stava facendo.

-Ma di che vuoi parlare, allora? – domandò Louis.
-Del cinema delle attrazioni.
-Ancora? – fece Louis. – Ma ne parlano da decenni!
-Vuol dire che ci sono cose da dire. È per iniziare.
-A far che? (è ancora Louis)
-Ma merde! La conquistata facilità al turpiloquio degli ultimi decenni mi rallegra non poco. A parlare di cinema. Venitemi a trovare. Senza impegno, né spesso. Una volta al mese o giù di lì. Più o meno, insomma. Mi aiuterete.

-A far che? – ripeté Louis, cercando di scoprire un altro complemento oggetto.
-Ve lo spiego poi. Portate il vino.

(C) RIPRODUZIONE RISERVATA  2014 – Serena Calabrese

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