Tra certezze e assoluto: Antonio Pascale


Il progetto Profile, in esclusiva per POPact, presenta l’intervista al giornalista e scrittore napoletano Antonio Pascale. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo La città distratta (Einaudi, 2001 – Premio Onofri, Premio Elsa Morante-isola di Arturo), La manutenzione degli affetti (Einaudi, 2003 – Premio Lo Straniero, Ostia, Premio Chiara, Premio Napoli, cinquina Premio Viareggio), Passa la bellezza (Einaudi, 2005), S’è fatta ora (Minimum Fax, 2006), Confessioni di un viaggiatore pigro (Laterza, 2006), Scienza e sentimento (Einaudi, 2008), Questo è il paese che non amo (Minimum Fax, 2010).

Per Minimum Fax ha curato la raccolta di racconti The best off 2005. Collabora con il Diario della settimana, Radio 3 RAI, il Mattino e lo Straniero. Antonio Pascale dopo esser vissuto a Caserta, si è trasferito a Roma, dove attualmente lavora.


INTERVISTA a cura di Dimitri Ruggeri
1) I fattori inquinanti del nostro tempo riescono a distogliere anche un fluido pensiero intellettuale dal concetto classico di verità?Cos’è per te la verità?

Cito un brano tratto dall’ultimo libro di Corbellini. Esaminando il concetto di democrazia Corbellini annota “Intanto, vediamo quali sono le caratteristiche della cultura civica nel Paese. La sociologa Loredana Sciolla ha recentemente sviluppato alcune interessanti analisi dei dati empirici raccolti attraverso diversi surveys internazionali. Secondo la Sciolla, l’Italia si è sviluppata economicamente e socialmente come gli altri paesi democratici, ma è rimasta a livelli più bassi, rispetto ad altri paesi occidentali, sul piano dell’informazione, della competenza, della fiducia e nella soddisfazione per la democrazia. L’Italia, quindi, mostra un andamento in controtendenza rispetto alle democrazie più sviluppate. La ripresa della religione e la crescita del suo ruolo pubblico è stata ad esempio più intensa che altrove. Rispetto ai livelli di integralismo (sul piano della laicità), civismo (rispetto delle regole e diffusione delle virtù civiche) e di libertarismo morale (atteggiamento libertario nei riguardi di temi come aborto, divorzio, omosessualità, eutanasia e suicidio) l’Italia è precipitata per quanto riguarda il civismo ed è solo di poco migliorata in termini di laicità. L’Italia è meno laica e libertaria di Francia e Spagna, e più tradizionalista degli Stati Uniti.” Il punto è tutto qui, siamo cresciuti, ma non in informazione e competenza. Tradotto ancora: la competenza è la condizione preliminare per una corretta informazione. Ma la competenza non è solo sapere ma anche rispetto di una metodologia, grazie alla quale arriviamo a una misurazione. Quindi, una sana ed efficiente democrazia richiede che tutti rispettino i dati di fatto, e concordino con le metodologie per accertarli. Ed è proprio questo presupposto regolativo che sembra essere saltato in Italia. Se si vuol rimanere all’interno di un sistema democratico, ovvero conservare le regole che ammettono la pluralità di punti di vista e opzioni tra cui scegliere, lo Stato deve prendere le sue decisioni sulla base di prove valide. Le decisioni dovrebbero essere, in altre parole, prese in modo trasparente e attraverso una comunicazione onesta. Solo in questo modo, si può salvaguardare la libertà delle persone, anche di quelle che vogliono farsi guidare da valori illiberali, e allo stesso tempo promuovere lo sviluppo o il benessere sociale.

2) I cambiamenti sociali, economici e politici sono sempre traumatici. Ogni vero cambiamento che parta da una base credibile deve essere di rottura con il presente?
Azione equivale secondo te a reazione?

I cambiamenti sono dovuti alla tecnologia e sono stati più traumatici in passato. Non c’è reazione chimica e sociale senza la produzione di scorie, da modesto studente di stechiometria ho imparato che non esistono in natura reazioni perfette e che molti cambiamenti sono imprevedibili effetti di nuove scoperte. Rispetto al passato abbiamo più strumenti per individuarli, prevederli e gestire le scorie.

3) Ti reputi più scienziato o umanista? Quale è il mix ottimale?

Non sono uno scienziato, reputo la disciplina scientifica di fondamentale importanza per lo sviluppo della democrazia, la a cultura umanistica per studiare i sentimenti delle persone. Il mix lo lasciamo a quelli che preparano i cocktail. Una cosa è certa: oggi abbiamo il dovere di essere intelligenti, cioè aperti al mondo, capaci di integrare le conoscenze. Abbiamo anche il dovere di non essere solo creativi ma di stare a servizio della cultura, intesa,qui, in senso lato.

4) L’invivibilità degli spazi urbani pubblici che suffragano l’uomo decreta il fallimento della città fisica e morale?
Roma potrebbe esserne l’esempio?

La metropoli è il futuro, è più sostenibile rispetto alla casa in campagna. Poi le città possono assumere le mostruose sembianze di Lagos (Nigeria) o essere dei gioiellini come Singapore. Tocca a noi decidere e certo partire dicendo che la città è invivibile, non aiuta. Pensiamo se i 60 milioni di Italiani di trasferissero tutti in campagna, perché stanchi delle città invivibili. Nel mondo moderno la cultura intensiva è una speranza ecosostenibile, bisogna applicarsi bene, però. Altrimenti ci ritroveremo con megalopoli stile Lagos e pochi buoni esempi, come Singapore.

5) L’uomo ha bisogno di Assoluto, dell’uno? Identifichi l’amore con Dio o con l’uomo?

L’uomo ha bisogno di assoluto, sì. E’ un bisogno, un carattere ereditario, che crea sofferenza e false speranze. La cultura serve anche a questo, abbassare il livello di guardia, non credere che i nostri sogni (che sono per natura assoluti) siano migliori di noi.

6) L’immagine fotografica più ricorrente che hai in mente.
Le foto di Robert Capa

© Riproduzione riservata (Fonte foto: 5magazine.wordpress.com)

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