Maurizio Cannavacciuolo – Galleria Manzo – Pescara


Impressiona il costruttivismo che porta l’artista a plasmare perfette forme geometriche, per lo più virtuose sfere, che si autodistruggono in milioni di bombardamenti messaggistici. Le sue opere emanano le ultime esalazioni respiratorie di corpi boccheggianti tra l’umano e il disumano (Dimitri Ruggeri)
La galleria Cesare Manzo in questi giorni sta ospitando nello spazio di Pescara la personale dell’artista napoletano, M. Cannavacciuolo. L’artista, attivo sulla scena internazionale sin dalla fine degli anni 70, si è sempre mosso nella direzione dell’arte figurativa privilegiando una narrazione sorretta da uno stile pittorico estremamente elaborato e dal sapiente utilizzo della più classica delle tecniche:

l’olio su tela. Intricati motivi decorativi tratti dalla tradizione europea e medio-orientale trasformano la superficie della tela in un puzzle complesso in cui la figura appare imprigionata in un ambiente onirico e irreale. La dose di irrealtà che sembra provenire dai suoi lavori deriva da una difficoltà immediata per lo spettatore di mettere a fuoco i singoli dettagli, di spostare la sua attenzione dal totale al particolare in modo continuo e incessante. Il colore piatto, steso in modo uniforme a saturare gli spazi, riempie precisamente i contorni di ogni elemento della tela contribuendo a conferire alle immagini una marcata bidimensionalità. I volumi sono abbondanti e la sovrapposizione dei piani dilata lo sguardo in uno spazio illusorio in cui sembrano nascondersi messaggi crittografati. I complessi reticoli e nodi che fanno da sfondo s’intersecano con le figure manifestandosi in vere e proprie trappole visive.

Cannavacciuolo costruisce con pazienza delle “machine à penser”, delle ragnatele semiotiche con cui costringe lo spettatore a soffermarsi, a guardare e a riflettere. Lo scopo della sua pittura è “attrarre come ragno nella sua ragnatela bella e luccicante di gocce di rugiada che brillano al primo sole per nascondere il vero volto della fine in agguato”. Il suo simbolismo non diventa mai eccessivo, solo la saturazione visiva è accentuata allo scopo di rallentare la percezione, di dare un senso al tempo della visione che sia sincrono con quello che lo stesso artista ha scelto. Il bacio tra persone dello stesso sesso, tra figure diverse, tra uomo e animale, le relazioni tra animali sono una costante della ricerca iconografica in cui l’artista sa mescolare cultura alta e cultura popolare. Predilige opere di grande formato a evidenziare non solo la scelta per una pittura avvolgente e totalizzante ma anche il tentativo di eliminare le rifrazioni ambientali. Vi è un senso progressivo verso una geometria significante: gli elementi formali puri si connettono alle geometrie dei corpi, alle teste prese da manuali di anatomia, aprendosi in veri e propri paesaggi biologici. I riferimenti alla realtà attuale, alla critica sociale, alla condizione dell’esistente sono resi con magnificenza neo barocca ma rimangono sempre nello stato di una pittura che cerca e trova un senso proprio in una temporalità indefinita. La sua pittura è troppo umana, è un prodigio da interpretare, una lingua sconosciuta di cui cercare di ricostruire le regole.

info e contatti: Galleria Cesare Manzo , Via Umbria 48, 65122 Pescara – tel. +39 085297206 – info@galleriamanzo.ithttp://www.galleriamanzo.it


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