L’angolo di Elisa una finestra sul mondo: M. non tornerà


M. è un uomo. Ha deciso di andarsene. Quello che tutti vogliono: un rumeno che torna a casa. Non ha più un soldo M. E non trova più lavoro. M. è un muratore, un operaio, un meccanico. Sa fare tutto M. E si accontenta di qualsiasi lavoro, anche in nero.
Ma ora non trova più nulla. Lui che è un rumeno, e che ci sta rubando il lavoro. M. è abituato a mangiare cipolla e birra. Per questo puzza e ci fa schifo. Noi che non abbiamo né gusto né odore. Lui che per cultura è uno zingaro e per questo non ha voglia di stare alle nostre regole. Noi che abbiamo voglia di guadagnare senza fatica.
La mentalità del luogo comune dilaga tra le fila della gente più rispettabile, quella educata e praticante. Il nostro rispetto lo merita solo chi segue la massa: chi non ha personalità e non ci minaccia. La cultura del perbenismo diffonde l’idea subdola della paura. Quella di chi aiuta solo chi è lontano. Quella di chi si pulisce la coscienza con gli avanzi del consumismo. Quella che ha un terrore folle del diverso vicino a noi. Come M., che mangia cibi diversi e ha usanze opposte alle nostre. Ma M. cosa sta sbagliando? Mangia come tutti gli essere viventi e la lavora come noi non sappiamo fare più. È volgare però il rumeno. E i nostri figli non sono maleducati e ignoranti? Ma M. ci sta rubando il lavoro. Perché noi siamo forse muratori o badanti? Ci sta rubando la casa. E noi vivremmo in dieci con la muffa? Gli immigrati ci chiedono solamente due cose: rispetto e lavoro. Se non sappiamo rispondere a queste domande allora dovremmo vergognarci di appartenere ad un popolo di barbari. Incapaci come siamo di avere l’intelligenza per riconoscere gli esseri umani vicino a noi. E per questo dovremmo chiedere scusa.
Noi che andiamo in Chiesa, e poi diamo i calci agli zingari perché non salgano sul treno. Noi che facciamo l’elemosina dall’i-pad, e poi all’africano seduto vicino a noi lo insultiamo perché puzza. Noi che abbiamo la badante in nero che sta anche di notte con la signora anziana, e poi accusiamo i rumeni di rubarci il lavoro. Noi che ci facciamo rifornire dal marocchino fuori dal lavoro, e poi facciamo causa al vicino perché le sue spezie avvolgono il buon profumo asettico delle nostre cucine. Noi che ci preoccupiamo di essere al passo con la moda e di apparire i migliori, ma poi siamo soli ed egoisti. Siamo vuoti, e la ricchezza del diverso non può che renderci invidiosi. Perché la nostra paura dipende dal rimpianto per qualcosa che abbiamo buttato nel cesso degli stranieri: la fede, la speranza, il rispetto, la fatica, la compassione e la condivisione. Viviamo in un mondo virtuale, fatto di oggetti che ci soffocano e di sentimenti che ci mancano.
Intanto M. domani partirà. Ed io mi vergogno di quello che ho. Della mia patria. E della mia identità. Ho fallito, perché ho contribuito alla sconfitta di M. I luoghi comuni hanno infangato il suo futuro. Ora a testa bassa torna nella sua povertà. Ed io a testa bassa mi vergogno di essere un’italiana credente.

RIPRODUZIONE RISERVATA©

Autore: Elisa Scaringi


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