Leggere il poeta Marco Pavoni


Nella silloge Immagini (ed. Tracce, 2009), gli enigmi, cui l’anima poetica di Marco Pavoni sovente fa riferimento interrogativo sostanziale e formale, hanno nell’immaginario del giovane personificazioni astratte che caldeggiano un mondo apparentemente surreale. A supporto di tale astrazione subentra un linguaggio ricercato e scrupoloso che rende la sua poesia e il suo poetare elemento caratterizzante e prioritario. L’analisi apparente, non superficiale ma di superficie, la forma e l’ermetismo personalistico cui arriva, è come se inducesse il lettore a disinnescare tutta l’energia potenziale contenuta nel corpo poetico in energia cinetica contenuta nell’anima del sé.

(Nota a cura di Dimitri Ruggeri)

E’ indubbio che nel suo primo lavoro prevalga l’aspetto formale; eppure, intagliando l’opera come farebbe un buon falegname,  si intravede  un preciso progetto.

La sue liriche stanno  nel mezzo tra la pura fisica e la metafisica, proprio come un manichino che non ha volto ma ha un corpo che vive, si ciba, si riproduce e muore.

Pavoni offre all’universalità una materia enigmatica con pezzi di ognuno di noi, attraverso la  ricerca nel mondo dell’io, intimo e  intimistico .

La creazione di mondi sovraesposti come in un obiettivo fotografico  danno risposte inizialmente incomprensibili facendo si che a tratti la personalità espressiva si carichi improvvisamente di scariche di energia elettrica ma subito dopo di ricariche come una dinamo, come il moto perpetuo del pendolo. Quello che si genera è il movimento dei versi geografici.

I riferimenti all’Oriente fisico e mentale sono una chiara chiave di lettura.

All’Oriente egli associa simboli di culture diverse come i minareti del mondo arabo, fino a toccare  l’apparente ateismo con l’immagine di un panciuto Buddah.

Dedica alla silloge la poetica giapponese con un intero capitolo denominato Intermezzi giapponesi. Questo  preciso  approccio ci mostra come  le icone che raffigura con la parola sono quelle apparenti della natura che vede come unica consolazione verso l’assoluto

La sua rinascita-morte (definitiva) – rinascita è introdotta dal riferimento di un Buddha  che piange, anche se la posizione del corpo (asana) dell’uomo/non DIO  Siddharta Gautama è disteso e  morente con un abbozzato sorriso consolatorio.

L’immagine è probabilmente il trampolino di lancio, non verso la morte, ma verso l’aspetto assolutistico rappresentato da mondi surreali e metafisici.

Le dediche ai demoni di De Chirico e ai mondi assurdamente fobici  di Dalì sono sfoghi potenti che si perdono nel silenzio delle parole e dei deserti contenutistici percorsi.

In definitiva il Pavoni conduce il lettore alla vacuità in senso lato che deve essere vissuta attraverso ogni momento della vita poiché il vuoto stesso del nulla deve essere plasmato e praticato   per essere interpretato e cantato in versi sia dal poeta sia dall’antipoeta sia dal comune mortale.

© Riproduzione riservata


Intervista a cura di Dimitri Ruggeri

Cosa ti ha spinto a pubblicare? Cosa vuoi comunicare al lettore?

Mi ha spinto a pubblicare l’insopprimibile necessità di comunicare la ricchezza del mio mondo interiore. Il lettore, guidato da me attraverso i meandri della mia poesia, ha alla fine l’impressione che il mio sforzo di creare liriche coinvolgenti non è stato vano né inconcludente. Ciò mi rende contento e soddisfatto e mi sprona ad andare avanti, incoraggiando coloro che stanno muovendo i primi passi nel mondo della poesia, affinché facciano sentire la loro voce e rendano partecipi gli altri di un mondo poetico che varia da poeta a poeta. Ecco, è proprio il senso del mistero ciò che intendo comunicare al lettore. Il mio obiettivo, quando scrivo, è quello di far abituare il lettore a misurarsi con una “condizione di oscurità” che mi garantisce una capacità di speculazione genuina e sincera sul mistero più grande di tutti: la vita.

Qual è l’approccio creativo che utilizzi  nella composizione poetica?

Ritengo di essere una persona fondamentalmente paziente. Per questo motivo non mi pongo, nei confronti della creazione poetica, in maniera altezzosa: non pretendo, cioè, di creare tutto e subito, con estro e facilità. Aspetto che l’ignoto mi parli lentamente, permeando di sé le zone della coscienza. Aspetto e, se non succede niente, aspetto ancora un po’. Quando la poesia ha subito una progressiva decantazione nella mia mente, la scrivo, cercando di alterare il meno possibile il pensiero originario.

A tuo avviso, l’armonia poetica data dalla forma e dalla sostanza come si raggiunge? Quanto è importante l’una e quanto l’altra.

A questa domanda rispondo che la felice unione della forma e della sostanza si raggiunge attraverso un esercizio continuo. A mio parere, sono componenti fondamentali di questo esercizio alcuni fattori: una buona conoscenza della lingua che l’autore utilizza per scrivere, l’apprendimento di nozioni di metrica, punteggiatura e retorica e, infine, la lettura continua di testi prosastici e poetici. Secondo me, visto e considerato che ci troviamo in una crisi di valori molto profonda, è più importante il contenuto rispetto alla forma, perché esso ha il compito di dare un nuovo senso alle cose e di fornire una nuova scala di valori.

La poesia deve nascondere o svelare?

La poesia dà senso all’esistente . Per fare ciò, occorre che la parola poetica sveli i messaggi che l’ignoto, anima segreta del mondo, ci invia continuamente durante il nostro pellegrinaggio sulla terra.

Nella silloge, “Immagini” (Tracce,2009)  è presente spesso il riferimento all’oriente. Citi minareti, Buddah,  frapponendo degli intemezzi poetici giapponesi. Cosa ti attrae e perché del mondo orientale? E’ un modo per fuggire?

Mi attrae la capacità, tutta orientale, di recuperare un contatto autentico con la realtà. Noi occidentali, a causa di un’informazione spesso distorta, abbiamo perso tale capacità. Inoltre la vera saggezza di matrice intuitiva, propria dell’oriente, è andata persa in occidente a causa della conoscenza che, come si sa, ha un’essenza basata fondamentalmente sull’accumulo di nozioni di marca erudita. Onestamente, non penso che il fatto di tentare un contatto con il mondo orientale rappresenti, da parte mia, la volontà di sfuggire a una qualsivoglia routine quotidiana consolidata. Ritengo, anzi, che il contatto con la sinteticità, propria della tradizione lirica orientale, abbia ampliato i miei orizzonti mentali.

La poesia è immagine descrittiva?

A volte le creazioni poetiche possono essere delle fotografie della realtà. In questo caso le liriche avranno nella loro essenza l’icasticità che può essere propria, ad esempio, dell’arte fotografica. Altre volte la poesia può assumere la fluidità propria della scrittura romanzesca quando, per esempio, canta la molteplicità e la varietà del reale.

Il surrealismo e la metafisica sono strade che percorri per interpretare la realtà quotidiana?

Il surrealismo e la metafisica sono solo degli strumenti che, per il momento, mi consentono di tentare un approccio critico nei confronti del reale. Può darsi che, in futuro, se i miei convincimenti di natura filosofica cambieranno, userò altri “strumenti culturali” per analizzare la realtà.

A quale corrente filosofica e poetica ti senti più legato?

Dalla poesia può  nascere  un solido  pensiero e quindi l’ipotesi di cambiamento sociale?Dal punto di vista filosofico sono un eclettico, come Cicerone. Non amo usare un solo sistema filosofico per descrivere la realtà. Credo, inoltre, che la poesia non possa cambiare il mondo. Al massimo può creare dei dubbi in chi legge a proposito dei meccanismi con i quali il reale si manifesta: se tali dubbi si insinueranno nella mente del lettore, spingendolo a riflettere criticamente, ciò sarà da considerarsi un gran risultato.

Il fatto che oggi ci si senta fermi ed immobili e si stia sprofondando verso l’oblio  e il regresso non dipende anche dall’approccio poco credibile che hanno gli intellettuali?

Gli intellettuali hanno avuto e hanno una grande responsabilità nella progressiva trasformazione della realtà in una farsa. Se ci troviamo in una realtà degradata, è anche colpa loro, perché non sono stati capaci di porre un freno al peggioramento generale della situazione.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

In questo periodo sto cercando di scrivere delle buone liriche che confluiranno in una seconda raccolta. Il mio progetto più importante è di riuscire a diventare un buon cittadino, con l’aiuto della mia cultura e della mia intelligenza.

© Riproduzione riservata

Info sull’autore Marco Pavoni


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One thought on “Leggere il poeta Marco Pavoni

  1. Caro Dimitri,
    ti ringrazio per l’acutezza e la profondità con cui hai analizzato la mia raccolta. Sei riuscito a comprendere molti aspetti filosofici della mia poesia, nascosti sotto il velo delle parole. A presto

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