IL GIOCO DELLA MATERIA – ALBERTO BURRI



La pittura vera non è nella sua fisicità, ma nell’immagine che ne facciamo nel cervello

Opere di Alberto Burri


La pittura di Alberto Burri copre un arco di cinquant’anni esatti, dal 1945, data delle sue prime prove, al 1995, anno di morte. Il suo iniziale tirocinio come pittore figurativo è molto breve e si chiude già con il 1947.

La produzione astratta si può suddividere in due grandi blocchi: nel primo la superficie dei dipinti, accidentata e irregolare, a volte scoscesa, mette in evidenza la vita delle diverse materie (i sacchi, i legni, i ferri, le plastiche) con le loro crude superfici; nel secondo diventa più livellata e regolare, intrecciando al colore, che può assumere un ruolo esclusivo, le trame della materia: assunte ora soltanto nel loro valore di vibranti tonalità e non già nella drammaticità dei loro movimenti, queste si presentano più uniformi, pur nel loro aspetto ruvido o poroso. Nel corso degli anni Settanta, il mutamento si coglie nel passaggio dai “cretti” ai “cellotex”.
Ciò che non muta è il fermo e largo impaginato, il senso dello spazio che, in Burri, è costantemente teso, serrato. Dapprima in forme più tormentate, poi più piane e distese, esso esprime sempre la stessa gagliardìa plastica.

Da Percorso di Burri di Maurizio Calvesi

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