Con “Status d’amore, l’assenza genera l’essenza” si compie la Trilogia


Recensione del Prof. Vittoriano Esposito, saggista e critico letterario sull’ultima opera di Dimitri Ruggeri.

Da uno stralcio di Diario del borgo dello stesso autore si apprende, in apertura del testo, ancor prima di un Saggio introduttivo di Giovanna Mulas, che “Il silenzio è una luce, / se la fissi / tutto interno tace”. L’autore è Dimitri Ruggeri Di Nella: è un giovane, scrittore e poeta, “orientato sperimentalmente” ad una sorta di “poesia di reportage”, secondo una mia definizione, destinata ad una varietà di “forme artistiche”, esposte limpidamente come al sole, “in borghi in disuso e campi agricoli”. Al suo attivo, egli ha tre raccolte di “racconti e reportage”: Parole di grano (2008), Carnem Levare, il Cammino (2009) e Status d’amore (2010).

L’ultima opera è dedicata alla madre, alla sorella ed alla memoria di suo padre. (…) Le tre opere, anche se non lo dice l’autore, compongono una sorta di trilogia, con un attaccamento particolare al mondo terreno. Di qui, si pensa, la riscoperta dei borghi antichi e dei campi agricoli, persino del grano. In una specie di “logica del cammino”e di “sunto poetico” del percorso fin qui svolto, la notarella si chiude “Apro gli occhi. E’ il mio Carnem Levare, E’ il mio Carnevale. Se necessario toglierò la carne dalla stessa carne. Intorno mandorli in fiore tra l’aurora principio e fine di tutto”. Prose e poesie s’intercalano frequentemente, segno è che la conquista della poesia è meta di un ascesa impossibile, forse anche irreale (…). “Sono inerme e già stanco. Intravedo mille porte su cui bussare. Mille porte da aprire, reali e irreali o magari soltanto da chiudere. Stringo in un sol pugno una speranza che spero non mi abbandoni mai. Ed ecco l’inizio (…)”. E dopo qualche tratto di difficoltà, si aggiunge: “Tentenno, è come se sentissi urla di manichini che lì dentro mi aspettano (…). Devo entrare. Il tempo stringe. Sento strani orologi che scandiscono tempi differenti, Cos’è il tempo?” E così prosegue il difficile cammino: riscopre “il paese materno in cui villeggiava da bambino”, vorrebbe trovare una spiegazione “fisica”, ma non sente più nulla oltre il silenzio, percepisce il suono familiare della vicina chiesa dove il silenzio è una fitta luce, si sente le mani vuote, come alleggerite, quasi trasparenti e pensa “a quello che sarà di me”, al “cielo violato” , alle “parole di grano /forse perse, forse soltanto smarrite”. Con un “epilogo”, steso a cura di Roberto Falco, che si addentra nella genesi dell’opera d’arte Dimitri costruisce, nelle cantine solitarie, nei campi assolati nel riscontro del pubblico (voluto e dimenticato), con un linguaggio frastagliato e incancrenito, sui fogli di grande formato, la ricerca di un successo che non si può pretendere, nel contesto dei “sentieri del dis-gusto”.
BieM - Biennale Marsica (poesia, arte, cinema) - http://www.biennalemarsica.orgCon un altro amico, Claudio Sabelli, difficile far poesia che “con dignità combatte la S.L.A.”, significa soprattutto disprezzare le buone maniere, far apparire “me misero italiano tra italiani”. E veniamo alla terza opera della trilogia, Status d’amore, un progetto che va sotto la sigla “L’assenza genera l’essenza” e con in copertina “Dicotomie n.4”, una sorta di autoscatto e autoritratto appartenente al ciclo “Dicotomie”, una tecnica messa su nel 2008 con degli “Appunti sparsi” degli anni precedenti (2006-2007), tra cui si afferma questo pensiero per la poesia “Devo, con parole e mani, divincolarmi dall’amore ricevuto e dall’odio dispensato per rinascere e tornare uomo migliore.” Il volumetto, in forma tascabile come l’altro , reca in prefazione dello stesso autore e il brano di un “Saggio sullo status d’amore”, fondato su convenzioni e ignoranza che creano le sue visioni. Riflettendo sullo status d’amore, Dimitri giunge ad asserire: “Il ruolo diventa necessità. La famiglia clan e civis nello stesso tempo”. “Tremo e temo”. “Progredisco nella grammatica italiana arrogandomi il diritto di staccare la parola Dio in Io. Dio di me stesso, frutto di una peccaminosa ambizione antropomorfa”. La dilatazione semantica dell’amore, purtroppo, comprende significati diversi e persino contrastanti. L’amore è mutevole, ingannevole, provvisorio: non ha nulla che possa somigliare all’eterno: spesso è soggettivo e distruttivo. Obbedisce alla legge del cuore e il cuore appartiene soltanto all’uomo. Purtroppo siamo destinati a sbagliare e a vivere in attesa che si crepi penzoloni da una forca. Quando dirai nulla, sarà tutto. Quando dirai pazzia, sarà sogno o sanità. Per concludere con l’autore: “L’amore è uno stauts che ci riporta ad avere diritti e doveri: al diritto ad amare si contrappone il dovere ad amare.” Queste cose Dimitri Ruggeri Di Nella scriveva tra il settembre del 1996 e l’agosto del 2009. Intanto, il progetto iniziale veniva realizzato con un CD audio-book, con la partecipazione dell’attore Corrado Oddi, ed il musicista Roberto Bisegna con il coordinamento del regista Haydir Majeed e con la partecipazione di Roberto Falco, Florindo Cimei e gli artisti della POPact. La silloge Status d’amore comprende sei parti e si avvia con alcune poesie dal titolo “Ricerca”, che comincia, con I cinque soli “Ho visto l’alba di cinque soli./ digrignando con labbra sanguigne /il sapore della terra aspra e marziana” e finisce con Tramonto d’oriente “Un giorno cercai di capire / il colore di un tramonto: // era riflesso e bagnato / su un ciottolo di fiume, // morbido e duro al nostro tatto. // Due mani gli diedero il nome. / Due mani gli diedero forma.” Si prosegue con altre parti dai titoli: “Innamoramento, consapevolezza, Pazzia, Rimpianto, Maturità. E così comincia Status d’amore, che presta il titolo alla stessa silloge e continua: “L’innamorato è un pazzo clandestino. / L’amore è la sua malattia, il suo cuore infermo non ha cure. / Quando decide di volare / affiorano soffici ali dal suo corpo, / come fosse un angelo. / Va su e giù per il cielo con le dita, / tocca la sua amata che di giorno /brilla più del sole / e di notte è invaghita della Luna” (…). La visione generale, che scaturisce dall’insieme della trilogia è di un pessimismo estremo, alla greca maniera. Sentite Questo carcere: “Ancora rughe sul tuo volto / a colmar gli spazi infiniti /di questo carcere. / Sprona la notte al tuo silenzio / a benedir il mio riposo. / Granelli di sabbia /dal muro impressi / vedo perenni sulle tue labbra.” Il senso di chiuso, il senso irreparabile; la vita come sabbia mobile, come carcere duro, senza via d’uscita, sono immagini di poesia classica, anche l’amore come sollievo passeggero, l’innamoramento come sbocco conclusivo, non voluto e non desiderato: sono tutte prove d’una vita come pazzia indolore. Se la voce di un giovane poeta può essere sintomo della gioventù d’oggi, ingarbugliata com’è nelle questioni esistenziali di una Storia delle finalità incomprensibili, la trilogia di Dimitri Ruggeri Di Nella si può assumere come testimonianza fedelissima, di palmare evidenza. Quel giovane, in fondo, può farsi un portavoce sincero di quella che si è detta “poesia di reportage”, un testimone cioè di un ribellione profonda contro tutte le ingiustizie che si avvertono in tutti i continenti, specialmente quelli più poveri, tutto c’è da sperare nelle sorti di quella gioventù.

Maggio 2010, Vittoriano Esposito
(fonte http://www.dimitriruggeri.com)

Dimitri Ruggeri Di Nella, Parole di grano, Prefazione di V.E., Roma 2008; Carnem Levare, il cammino, pp. 94, Roma 2010; Stauts d’amore (prose e poesie), Prefazione di Giovanna Mulas, pp. 104, Roma 2010. Tutti i diritti riservati.

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