SULLE TRACCE DI M.C. ESCHER IN ABRUZZO


L’Abruzzo di M. C. Escher. Un percorso nei luoghi dell’arte

Presso la Maison des Arts, Fondazione Pescarabruzzo C.so Umberto I, 83 – Pescara.

L’esposizione presenta le foto che l’artista olandese M.C. Escher scattò durante i suoi viaggi in Abruzzo negli anni 1928-1935, i suoi taccuini di viaggio, gli schizzi ed i disegni preparatori per le sue stampe oltre alle riproduzioni delle maggiori opere riguardanti l’Abruzzo (opere presenti nei più grandi musei del mondo).
Il materiale in esposizione proviene dagli archivi della Fondazione M.C. Escher di Baarn – Olanda e da quelli del Gemeentemuseum, L’Aja – Olanda.


M.C. Escher visitò l’Abruzzo per ben tre volte (tra il 1928 ed il 1935) durante la sua decennale permanenza in Italia e, affascinato dai nostri paesaggi, realizzò opere litografiche e xilografiche ammirate in tutto il mondo.
Nel 1928 Escher scopre l’ Abruzzo con le sue valli, le sue colline, le imponenti montagne rocciose e picchi a strapiombo che lo affascinano e lo conquistano. Per un nordico, abituato alla visione di un orizzonte ampio e lineare, le ripide e scoscese montagne della nostra regione con i suoi paesini di pietra arroccati sulle montagne dovettero esercitare un fascino irresistibile.

Con l’intenzione di realizzare un libro illustrato sull’Abruzzo Escher tornò nella inospitale zona interna della nostra regione nella primavera del 1929. In una lettera al suo amico Bas Kist, prima di partire Escher scrive:
Mi sono abituato a fare questo tipo di viaggi ogni primavera, mi restituiscono vigore nel corpo e nell’anima e poi raccolgo del materiale per i mesi successivi. Non conosco altra gioia che vagabondare per le colline e attraverso le valli, da paese a paese, sentire gli effetti della natura incontaminata.”

Il libro sull’Abruzzo non fu realizzato ma durante il viaggio dal 12 maggio al 10 giugno 1929, in compagnia dell’amico svizzero Haas Triverio, Escher realizzò 28 disegni.

Così ricorda il suo amico biografo Bruno Ernst, intervistato dalla Culture Tracks: “Realizzò molti disegni ed uno di questi divenne la bellissima litografia Castrovalva che completò l’anno successivo. Quando la guardavamo insieme Escher con una certa nostalgia nella voce mi raccontava: “Ho trascorso un intero giorno seduto in quella stretta strada di montagna. Sopra di me c’era la scuola ed ho ascoltato con piacere le chiare voci dei bambini che cantavano i loro ritornelli”.

Durante i suoi lunghi viaggi nella nostra terra, M.C. Escher raccolse schizzi, disegni ed appunti di viaggio e catturò anche, con la sua macchinetta fotografica, i momenti più suggestivi del suo vagabondare a piedi, a dorso di un asino, con vettura postale, utilizzando tutti i mezzi a disposizione che il tempo poteva offrirgli.

Prima di lasciare definitivamente l’Italia, nel 1935 Escher fece l’ultimo viaggio in Abruzzo per vivere ancora una volta il paesaggio, l’architettura e la gente, sue fonti di energia ed ispirazione. Pur differenziandosi dai lavori della maturità la passione per i paesaggi sembra non interrompersi mai. Non appare casuale che il paesaggio montagnoso alle spalle di Belvedere del 1958 sia una puntuale ripresa di quelli abruzzesi.

La mostra, organizzata dall’Associazione Culturale Culture Tracks di Pescara che da anni studia l’opera dell’artista olandese ed il suo rapporto con l’Abruzzo, è promossa dalla Fondazione Pescarabruzzo ed in collaborazione con la Fondazione M.C. Escher (Baarn – Olanda).

L’evento sarà presentato al pubblico ed alla stampa alle ore 18:00 del giorno venerdì 28 maggio 2010 presso la sala convegni della Fondazione Pescarabruzzo (piano terra) e sarà accompagnato dalla proiezione del video documentario “Sulle Tracce di M.C. Escher in Abruzzo” di produzione dell’arch. Piero Moscone.

La mostra resterà aperta fino al 26 giugno 2010, dal martedì al sabato, dalle ore 18,00 alle ore 20,00, con chiusura nei giorni di domenica e lunedì, oltre festività.

Ingresso libero
info: http://www.fondazionepescarabruzzo.ithttp://www.culturetracks.org


M.C. ESCHER E LA PSICOLOGIA DELLA GESTALT

Soprattutto dopo la metà degli anni trenta; Maurits Cornelis Escher (1898-1972) affronta temi sempre più enigmatici, senza sostanziali cambiamenti nella tecnica dell’incisione, che gravitavano nella sfera dominata dalla matematica. Pur partendo da presupposti lontani dalle conoscenze scientifiche, l’artista è diventato famoso proprio per le sue realizzazioni d’indagine psicologica e matematica. Escher viene particolarmente attratto dai poliedri regolari, così come già era avvenuto a Leonardo.

M.C. Escher - Stelle (1948)

M.C. Escher – Stelle (1948)

Nella composizione Stelle, del 1948, egli rappresenta gli astri in una connessione di poliedri abitati camaleonti (è l’aspetto surreale che accentua l’impatto emotivo e dimensionale di ciò che viene rappresentato), nella quale viene evidenziata l’intersezione di tre ottaedri.
In matematica, cubo e ottaedro sono detti reciproci: l’uno a tre facce quadrate in ogni vertice, l’altro quattro triangolari. Il tetraedro è invece reciproco di se stesso, perché ha tre facce triangolari in ogni vertice.

While drawing, I sometimes feel as if I were being controlled by the creatures I am conjuring up. They ignore me during their birth and I cannot much influence their development. They afe difficulr beasts.

Con la geometria euclidea piana, Escher affronta la questione della “tasselazione” del piano, che consiste nel coprire l’intero piano mediante tasselli, quasi si trattasse di un grande puzzle. Nelle sue composizioni si trovano varie esempi ti tasselllazione come la monoedrica, con cui egli usa un solo tipo di tassello; ne è un esempio il guazzo dal titolo Fantasmi, del 1971, ispirato a un puzzle ideato dal fisico Penrose. Un altra sua composizione, Studio di divisione regolare del piano con angeli e diavoli (1941), forma una tassellazione biedrica. le tassellazioni iperboliche sono l’ultimo traguardo raggiunto con le sperimentazioni da lui effettuate mediante le figure progressivamente rimpicciolite man mano che si avvicinano a un limite (ad esempio, una circonferenza). Nella tassellazione biedrica, ciascuno dei due tipi dei tasselli svolge un ruolo complementare, di figure di sfondo, secondo il noto principio basato sul “vaso di Rubin”, in cui due profili di teste possono anche essere letti come contorno di un vaso.

At night before I go to sleep, I often see the earth, floating majestically through the pure emptiness of infinite space.

Altre opere di Escher trattano alcuni ben noti paradossi percettivi, basati sul contrasto tra percezione e interpretazione di dati sensoriali, e sul condizionamento fisiologico e culturale che spinge a considerare figure bidimensionali come rappresentazione di oggetti tridimensionali. Oltre al paradosso che produce effetti ambigui sul “concavo – convesso”, Escher lavora intorno al tema del triangolo impossibile, come ad esempio nella rappresentazione della cascata, che vista in prospettiva, in modo da ottenere ogni coppia di lati perpendicolari, cosi che lo scorrere dell’acqua sembri corretto e logico, ma impossibile nella realtà.

I paradossi percettivi affrontati da Escher possono essere distinti in due classi: le figure ambigue, quali i cubi reversibili, e le figure assurde, come il cubo e il triangolo impossibile e la scala di Penrose.

Si ringrazia: Roberto Falco


 
BieM - Biennale Marsica (poesia, arte, cinema)

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