Andrea e Luisa: quando l’essenza del Tango diventa verità e la verità poesia


Ho avuto modo di assistere ad un’ esibizione dei maestri Andrea Fischetti e Luisa Volpi; entrambi straordinari performer e improvvisatori, che riescono con talento, ad interpretare tutte le variazioni stilistiche del Tango.

Gli artisti nel mese di dicembre 2009 sono stati tra i protagonisti dell’evento ”Lo que vendrà” all’Auditorium Flaiano di Pescara insieme a tangueri argentini di caratura mondiale come Sergio Natario e Alejandra Arruè.

Andrea, che negli anni passati è stato già campione Italiano di altri generi danzanti ed uno dei migliori a livello europeo, è tornato in Italia dal 2005 dopo un periodo di stage e studio in Argentina e in Spagna. L’artista ha in curriculum importanti collaborazioni artistiche tra cui quella con Roberto Herrera ed Emilia Cerutti, vicecampionessa del mondo di Tango argentino nel 2006.

Attualmente è titolare e dirige con Luisa Volpi la Scuola Tango Essencia con sede a Pescara. Entrambi sono artisti e Responsabili della Sezione ballo di POPact [Eventi ad Arte]

“Gentile lettore, prima di iniziare a scorrere con lo sguardo le mie riflessioni sui due artisti, argomenta, dentro te stesso, cosa sia l’essenza di questo ballo chiamato Tango, dove si possa cercare o soltanto scoprire; è possibile che il nostro cammino seguirà una stessa via”

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L’essenza dell’uomo sta all’aria, alla terra, al fuoco e all’acqua come parole, gesti e movimenti stanno al nulla e al caos insieme.

Il contatto immaginario e reale è di stabilire, in un limite, un equilibrio fisico e materiale con gli elementi e le sostanze che compongono l’universo cosmico.
L’essenza è questa continua ricerca estetica attraverso l’equazione di un equilibrio tra cosmo e caos.

Carne diventa acqua materica. Movimento diventa vento. Contatto diventa terra. Il respiro diventa fuoco. Il nulla diventa finito. Il tempo si ferma. Lo spazio tramuta il “tutto” in un “tutt’uno” perfetto e armonico.
Andrea e Luisa, nelle loro performance, rappresentano questo “tutt’uno” che diventa pura vita realmente vissuta e che attanaglia entrambi in un movimento primitivo e gestuale.
Riescono a descrivere, con il corpo, la nascita, prima di raccontare la vita, e l’inevitabile morte di ogni essere.

L’ essenza che sprigionano è necessità di sfidare le componenti del cosmo per perdere e perdersi in esse.

L’improvvisazione artistica, mai soggiogata dalla ripetitività e dalla noia, diviene inconsapevolmente un foglio di carta su cui i movimenti dei loro corpi vengono rappresentati camaleonticamente, tra sforzi disumani ma passionali, tra graffiti primitivi che non raccontano ma rappresentano e si rappresentano.
Il loro contatto è necessità di effondere tutto questo, in un suono diafano e sordo in cui materia è polvere inzuppata d’acqua marina fino a seccarsi al sole per mostrare parti di grezzo sale luccicante.

Il loro Tango riesce ad esprimere questa totalità e teatralità con una passione che nasconde quella nostalgia sotto forma di ferite di terra alimentate da salsedine che scotta.

Lo spettatore si trova improvvisamente catapultato a ritroso nel tempo, in quella “Boca” variopinta di una Buenos Aires in cui il dolore e la sconfitta aspettata sono i principali attori mentre le perdite e le memorie delle altre generazioni passate si abbandonano ai legami di sangue spezzati.
Entrambi danno il loro meglio quando ostentano proprio l’Inutilità e la sconfitta umana che lascia spazio a questo contatto estremo per trasmutare in TUTTO.

Il “tutto” rinasce in un “tutto” nuovo, migliore e più forte ma consapevole della perdita e del senso di vuoto che spazio e tempo alimentano.
Li sentiresti domandarsi il “perché” di tutto ciò; troveresti appoggio nell’”altro” nello “sconosciuto” e nel “diverso”.
Il perché ora diventa un perfetto binomio di tanti “perché”, generatori di un mondo migliore, più critico e senza veli.
I due corpi combattono con armonia e alla pari con la natura. Graffiano i loro intendimenti a terra con la speranza che restino lì impressi; eppure basterebbe una lieve onda di mare a vanificare il loro tremendo sforzo!
L’uomo non è più uomo, la donna non è più donna.

La scappatoia di quelle figure è di abbandonarsi, smaterializzandosi e annientarsi senza morire.
Li vedresti danzare prigionieri nel vento per il vento e con il vento come se gli impedimenti non fossero più alibi bensì stimoli necessari ad emergere da realtà avvinghiate tra sabbie mobili e oppressive.

Con carattere manifestano primoridialità geroglifiche che riportano a culti pagani in cui uomini con perizomi e donne avvolte da bianche vesti adoravano con la danza simboli fallici e farneticavano come bestie inebriati da droghe.

Dio Vento. Dio Mare, Dio Terra. Dio Fuoco ma anche Dio Aquila, Dio Serpente e Dio Giaguaro.

L’uomo non è un semplice burattino ma è l’ultimo prolungamento dei loro intendimenti,
La coppia diventata una speciale forma antropomorfa metà donna e metà uomo che cerca di disegnare e graffiare la superficie marina, sprofondando nel mare per sempre, oscillando e disegnando circoli e perfezioni.
I movimenti diventano improvvisamente approssimativi, puerili e casuali ma tremendamente umani.
Il sarcasmo e gli sghignazzamenti degli dei non scalfiscono minimamente quel ballo che ora è impacciato e ridicolo.
Li immagino, alla fine, stanchi; a terra i loro piedi sanguinano poiché scalfiti e feriti da conchiglie appuntite.
Ferite rosse che si nutrono di sale ricoperte da sabbia come quel disegno che ricopre. Tango è anche sacrificio. Sacrificio carnale di morire nell’armonia e nell’”uno”
Carezze di coltelli affilati che penetrano senza ferire.
Avvicinamenti di visi sconosciuti che conoscono odori sconosciuti e sospiri altrettanto sconosciuti
Il Tango è l’essenza del diverso e del nascosto, del mistero e dell’abisso, del paradiso e dell’inferno.

“Quella sera è stato un incontro desueto e causale; mi hanno trasmesso la memoria di quando, da solo, mangiavo carne di manzo e sorseggiavo del vino rosso nella colorata Boca della amata Buenos Aires…e questo mi è bastato.

…e tu spettatore, che un giorno li vedrai danzare in qualche spazio o in qualche tempo, riconoscerai i loro volti perché nella solitudine, il loro abbraccio bollente si fonderà sul tuo petto. Di te rimarrà una disordinata e disorientata essenza mista ad amore e nostalgia.

INTERVISTA di Dimitri Ruggeri ad Andrea Fischetti e Luisa Volpi

Come nasce in te l’idea di avvicinarti al Tango?
Andrea: Provengo dall’esperienza delle danze standard che sono balli di coppia. Ero molto giovane quando ho vinto campionati italiani di categoria.
Le discipline standard presuppongono un impegno mnemonico soprattutto per la coreografia e la sequenza dei passi.
Nel Tango ho scoperto un linguaggio corporale intrinseco all’abbraccio, basato sulla capacità di “ascolto” che mette in gioco tutta la nostra intelligenza emotiva.

Luisa:Per caso. Essendo già una ballerina classica ho sempre amato ogni forma di espressione legata alla danza, ma non mi ero mai avvicinata al ballo “di coppia”. Quando ho iniziato, ho capito subito che il Tango era qualcosa di più di un semplice ballo popolare, che le similitudini con la danza classica sono moltissime e che potevo adoperarle per creare qualcosa di interessante.

Nel 2009 è Stato Dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Cosa ha in più Rispetto agli Atri Balli?
Andrea: L’aspetto del “sentire” che si basa su un codice corporale e la temporalità diversa dei soggetti in gioco.
Luisa: La musica (e con essa la cultura, la storia, la tradizione popolare), la semplicità (si dice che il Tango sia un modo di camminare) e l’abbraccio (la comunicazione attraverso il corpo) sono le tre cose che lo rendono unico come ballo.

A Quale altra arte accosteresti il Tango?
Andrea: A nessuna in quanto Il Tango in sé è già un arte composta da musica, canto e ballo.
Luisa: Essendo anche un architetto ho sempre pensato alle analogie esistenti tra le arti visive e plastiche (architettura, pittura, scultura..) e quelle legate all’espressione del corpo come la danza. In entrambi i casi il percorso da compiere è il medesimo e si compone di varie fasi: dallo studio di tutti gli elementi tecnici di base si passa alla fase dell’apprendimento di un vero e proprio linguaggio comune, fino a raggiungere quella della creazione artistica che esprime la sintesi tra l’interpretazione personale, le abilità innate e l’esperienza maturata. Con questo ragionamento voglio dire che ogni disciplina artistica è accomunabile fondandosi sulle medesime basi e ponendosi un analogo obiettivo: che esso sia una poesia, un quadro, una sinfonia o un balletto non importa, si tratterà sempre di un componimento artistico.

Il Tango è maschio o femmina? Quanto è importante la coppia?
Andrea: Il Tango è un dialogo tra due “attenzioni” diverse.
L’attenzione dell’uomo sta nel proporre alla donna la musicalità che sente in quel momento. L’attenzione della donna sta nell’assecondare l’uomo resistendo ma sapendo di saper desistere. Non si tratta di un dominio; si tratta di corrispondenze di ruoli e codici corporali .
Luisa: La coppia è importantissima, non si può pensare al Tango individualmente, si può studiare la tecnica maschile e femminile ma la sua applicazione passa attraverso un processo creativo che viene elaborato in coppia: ma nessuno nel Tango perde la propria individualità: una brava coppia di ballerini si riconosce dalla capacità di esprimere le singole personalità senza perdere la perfetta simbiosi dei movimenti. Questo, a mio avviso, è uno degli aspetti più stimolanti del Tango, considerando che i due ruoli, maschile e femminile, sono intercambiabili.

La coreografia nella improvvisazione: una Necessità espressiva?
Andrea: Assolutamente si; anche se la tecnica di base resta l’elemento principale.
Luisa: Che il Tango si basi sull’improvvisazione è cosa nota. È bene precisare però che l’improvvisazione non si “improvvisa” ma si studia. Per la donna saper improvvisare vuol dire prima di tutto avere pieno controllo del proprio corpo e coscienza dei propri movimenti, sapere cioè in ogni momento cosa si sta facendo e contemporaneamente pensare al progetto complessivo che ci viene proposto. Nel nostro caso la coreografia consiste nello studio dei singoli elementi che compongono il repertorio dei passi di Tango e nell’accentuazione delle loro possibilità espressive in funzione delle diverse musicalità. Questo ci consente di disporre di un ventaglio di scelte molto ampio con cui costruire, in base alla emozionalità che il singolo Tango ci suggerisce in quel momento, la nostra coreografia.

Cosa rappresenta L’abbraccio in questo ballo?
Andrea: Rappresenta il “contatto” attraverso il quale la donna e l’uomo si incontrano.
Luisa: L’abbraccio è il mezzo che la coppia utilizza per comunicare. Non basandosi il Tango sulla memoria bensì sulla comunicazione corporale, il contatto che si stabilisce con l’abbraccio è l’unica possibilità che abbiamo per proporre/seguire una intenzione. Con l’abbraccio si apre un dialogo tra persone che “parlano” una stessa lingua. Si possono avere accenti diversi, prediligere alcune parole piuttosto che altre, alzare o abbassare il tono di voce, l’importante è riuscire a dialogare e questo può avvenire solo all’interno dell’abbraccio.

Il Tango: Materia o sentimento?
Andrea: Sentimento. Il sentimento si sviluppa attraverso il corpo e la materia
Luisa: la cosa sorprendente nel Tango è che tutto quello che può sembrare una simulazione di sentimenti quali la passione, la malinconia, la sensualità in realtà non lo è, ed è sbagliato pensare che il Tango sia principalmente un fatto emotivo. Mi spiego meglio: il Tango è un’arte e come tale, per praticarla, necessita di una conoscenza e preparazione tecnica molto molto profonda, è inutile illudersi che sia sufficiente il “sentimento” che oltretutto è innato in ognuno di noi. Nel Tango ogni movimento, atteggiamento o gesto del corpo che visivamente esprime sensualità o passionalità, è strettamente funzionale alla tecnica del ballo, è parte integrante della tecnica stessa. Sapersi esprimere attraverso la tecnica, suscitare una emozione attraverso il linguaggio del corpo, questo è il segreto, tutto il resto è superfluo. Naturalmente c’è chi lo sa fare meglio di altri ma questo è un altro discorso, si chiama Talento…

Il Tango se avesse un colore e un odore quale sarebbe?
Andrea: Il colore sarebbe il verde. L’odore sarebbe quello della quercia.
Luisa: alla mia prima lezione Andrea, che era allora il mio maestro, ci disse che il Tango è come un foglio bianco sul quale ci appressiamo a scrivere una poesia d’amore. Gli strumenti di cui disponiamo sono il foglio, la matita e un alfabeto, poi tocca a noi scrivere le parole e quindi le frasi e comporre la nostra poesia. In questa metafora il foglio bianco rappresenta lo spazio, le lettere dell’alfabeto sono i passi, la traccia (il tema dell’amore in questo caso) è la musica e la matita è il nostro corpo. Il Tango è dunque un corpo (o meglio due corpi) che si muove (compie dei passi) nello spazio (la sala da ballo) seguendo un tempo (la musica). Un Tango rappresenta quella poesia creata in quell’istante da due persone. Per questo il colore che mi viene in mente pensando al Tango è il bianco, simbolo di quello spazio vuoto, immacolato, libero. L’odore è sicuramente quello della persona che condivide il nostro abbraccio.

La domanda più comune di un neofita del Tango?
Andrea: “Quando sarò in grado di ballare?” Ed io rispondo:”Quando imparerai a sentire il corpo della donna e viceversa”.
Luisa: Nell’ambito dell’insegnamento la cosa che capita più spesso di sentirsi chiedere è: ”Come faccio a far capire alla donna quello che deve fare?” oppure: ”Come fa la donna a capire quello che voglio fare?”. Sono domande tipiche poiché nel Tango l’uomo e la donna compiono movimenti diversi ed è quindi piuttosto sorprendente scoprire come grazie ad un semplice codice corporale si possa ottenere un risultato non prestabilito, nel senso che la donna si muove seguendo una proposta dell’uomo, come avviene in un vero e proprio dialogo. Questa possibilità creativa infinita per mezzo di pochi semplici elementi (8 avanti, 8 indietro e apertura) è l’essenza del Tango. Spesso quando ballo con un allievo e mi sento chiedere: “Cosa devo fare?”, la mia risposta è sempre: “Quello che vuoi!”.

Un consiglio per i tuoi allievi.
Andrea:
Lascia scorrere. Se ti segue guidala, se non ti segue assecondala e”contienila”.
Luisa: Non imparate delle sequenze di passi a memoria ma studiate la tecnica del movimento e il codice corporale ed utilizzateli per creare il vostro Tango. Sarebbe estremamente monotono se tutti usassimo le stesse “parole”! Divertitevi a sperimentare e non dimenticate che non si finisce mai di imparare.
(fonte: www.dimitriruggeri.com).
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