QUANDO LE CATENE DIVENTANO LEGGERE COME IL VENTO


Nota di Dimitri Ruggeri sul libro Là, dove si impigliano i sogni di Flavio Paoletti, uno dei protagonisti della spedizione sul Broad Peak (8047 mt) del 2007.

copertina libro Flavio Paoletti […] non è semplice reportage, cronaca o diario ma è descrizione soggettiva rivolta all’oggettività dell’infinito di quei posti.
Le due componenti si perdono e si intrecciano in una carnalità fisica e spirituale come fossero due amanti che si ritrovano dopo anni preservati da quella purezza frutto di una candida dimensione aereo-spirituale


[…] Una passione non si decide a tavolino, non si compra.
Una passione dà un senso alla vita, la condiziona, impegna il tempo libero…
e fa scalpitare in quello non libero!
Ti fa sognare per una vita intera.
Ti fa sentire un pesce fuor d’acqua,
spesso incazzato se lavori nel posto sbagliato
e ti fa urlare al vento nelle giornate libere.
Una passione è la tua pelle, il tuo parlare e il tuo pensare,
le tue amicizie e le tue scelte di vita.
La mia passione è la montagna e mi piacerebbe fosse rispettata di più.

( F. Paoletti)

Basterebbero queste ultime parole della postfazione al libro per capire “l’essenza” e “il perché”: la passione è il motore centripeto e centrifugo dell’uomo e della sua anima.
Il suo muoversi  instabile e caotico è una tempesta che spazza  via l’anello dell’ultima vincolante catena.
La passione muove la curiosità, rende l’essere attivo e proattivo.
La passione è quel gran turbine da cui possono scaturire quelle nebulose che poi diventano sostanza: i sogni.
Già,  passione è anche  sinonimo di tormento, di sofferenza e martirio: la Pasqua per i cristiani; non è un caso che scrivo questa nota a pochi giorni da questa ricorrenza.
(Non credo alle casualità).
Penso ancora che la parola Pesach per gli ebrei significa “passare oltre la schiavitù”.
In una parola: LIBERAZIONE.
(Non credo alle casualità).

Ho letto con interesse questo diario di Flavio, frutto di un’esperienza umana oltre che sportiva, attratto sia dalla passione che ho per la montagna ma soprattutto dalla  curiosità di chi, da sognatore, diventa attore primario del proprio destino.
Questo libro è riuscito a  sintetizzare al massimo  emozioni e  difficoltà di chi è arrivato a tendere la mano verso il cielo per liberare il proprio sogno.
Quello che fa Flavio non è semplice reportage, cronaca o diario ma è descrizione soggettiva rivolta all’oggettività dell’infinito di quei posti. Le due componenti si perdono e si intrecciano in una carnalità fisica e spirituale come fossero due amanti che si ritrovano dopo anni preservati da quella purezza frutto di una candida dimensione aereo-spirituale.

Si. Perché “l’essere impigliati” è condizione momentanea di un qualcosa che non aspetta altro che “l’essere liberati”. Non è difficile cadere nell’errore, che spesso si fa, nel considerare il tutto come un momentaneo  flusso impetuoso di  torrente: “Panta Rei”.
Il vivere alla giornata, oggigiorno,  è spesso sinonimo di insicurezza e mancanza di chiarezza sul da farsi. E’ una giustificazione che prima o poi ti si presenterà davanti agli occhi con tutti gli interessi moratori o morituri.

I grandi sogni vanno costruiti e noi soltanto siamo gli  artefici e carnefici.
Soltanto NOI possiamo costruirli e distruggerli.
Flavio, in più punti, ci descrive quella necessità primordiale dell’uomo, da sempre inquadrata, sotto la  orma di eternità.  Il tendere verso l’infinito.
Per l’appunto,  ci fa capire come i sogni non si debbano confondere con utopie irrealizzabili o irraggiungibili ma piuttosto debbano essere inquadrati come  prolungamenti di realtà ancora non manifeste avvinghiate  dentro ognuno di noi, come magma incandescente pronto a sbottare.
Dipende solo da NOI.

Il SOGNO di Flavio stava lì dove l’uomo, da quando è sulla terra ripone speranze,  silenzi e preghiere: la montagna.
Non mi dilungo nel discorrere sulle mille metafore che ci possono venire in mente  ma vorrei soltanto confermare la primordialità  spirituale e fisica che questa impresa ha in sé ed ha impresso in lui.
Gli Andini rappresentano tradizionalmente la Vergine Maria come  un triangolo isoscele che nasconde la montagna stessa.  In realtà quando gli europei pensavano di aver colonizzato a dovere questi popoli, i “selvaggi” hanno continuato a vedere la montagna anche nelle forme geometriche del Dio “Europeo”: la vetta di una montagna che culmina con il volto/cima della Madonna senza perdere l’originalità esclusiva. Il selvaggio non dimentica: Conserva, Preserva e Migliora l’ESSENZA.
Non importa in realtà chiarire quale sia la fede giusta; se quella pagana o monoteista.
Quel che importa apprendere è che in quelle cime sempre più alte riponevano i loro sogni, le loro speranze, le loro paure e i loro silenzi contemplativi anche sotto la persecuzione colona,  anche a scapito,  di quei sacrifici umani che ai civili erano incomprensibili.
SOLTANTO L’ELETTO DOVEVA MORIRE LASSU’ per la salvezza del suo  villaggio o dell’intero popolo. Immolato al Dio Sole o a Pachamama. E cosi sia.
(Credo più all’uomo antico e selvaggio che in quello moderno e civilizzato).
Penso alle numerose vittime che lì hanno lasciato la vita. Pace a loro.
Non farò mai all’autore domande : Perché si sale un 8000 metri? Perché tanto rischio per una montagna? (domande reputate in un passo… “inutili”)

Non mi dilungo sulla celebrazione della persona e del coraggio dell’impresa.
Come semplice lettore della sua opera pongo l’attenzione sul coraggio di pubblicare; Coraggio non minore di un’ impresa sportiva. Assunzione piena di responsabilità di quel che si è fatto.
Un sogno anche questo o semplice conseguenza?
Non si sogna ad occhi aperti. Si sogna con la razionalità, con il sacrificio e l’abnegazione. Sacrificio scaturito dall’autore anche nella perseveranza di scrivere in condizioni border line ad esempio quando aveva le mani ghiacciate. In una parola: “consapevolezza”. I sogni si raggiungono con la consapevolezza e  l’ingrediente primario della curiosità; anche se, ahimè, viviamo in un mondo consumistico: le curiosità vengono ammazzate dalle comodità e tutto viene comprato.

Flavio denuncia, in un modo severo, questa improvvisazione e questa certezza, soltanto nostra (occidentale),  di poter possedere tutto con il denaro. Essere o Avere?
Un pensiero  lo rivolge  al senso del tempo e alla sua relatività che questi popoli hanno.
Quanto è importante avere un riferimento temporale? E Se Flavio in una qualche vita fosse stato veramente uno di loro?
 Bisogna riconoscere che l’uomo non ha mai rinunciato a questa sua tensione verso l’ignoto. Ulisse, Marco Polo o l’intraprendenza di tanti spedizionieri o Galileo nel campo della scienza.  Non ci sarebbe stato quel progresso inteso più come condivisione di vedute e di nuovi intendimenti che come sviluppo economico.

Per questo è importante sognare nel quotidiano e in ogni momento della vita, a prescindere dal  tipo di vetta.
Questo è il messaggio di Flavio.
Non importa se chi persegue il sogno rischierà la propria vita.
Non ci sono vite vissute a metà.
La vita o si vive o non si vive.
Altro ancora potrei dire sul suo cammino. Un cammino Biblico alla ricerca del proprio sé o meglio al rafforzamento dello stesso per condividere la felicità ancora più intensamente con i suoi amati.
Questo diario non è un autocelebrazione dell’autore, che mostra più di una volta le debolezze mentali e fisiche di “non farcela”. L’autore appare fragile.

E’ il ritorno dell’ ”essere” bambino.
E’ una necessità di risvegliare gli istinti primordiali  rieducando l’uomo contemporaneo.
 

La montagna è natura, non è città, non è un ambiente in cui tutto è previsto e controllato, comodo e addomesticato, la natura ha le sue leggi, leggi eterne (F. Paoletti)


Intervista di Dimtri Ruggeri all’autore

Pensi che siano più i sogni a unire  gli uomini o piuttosto le paure e le sofferenze?

Forse tutt’e tre le cose uniscono gli uomini.. forse i sogni, più spesso delle paure e delle sofferenze, vengono vissuti in maniera personale, autonoma, indipendente.. solitaria. Paure e sofferenze mettono a nudo le nostre debolezze, i nostri limiti di uomini, il nostro, a volte difficile da confessare, innato bisogno dell’altro.. ecco che cerchiamo appoggio, conforto, spalle sulle quali appoggiarci, UNIONE…

La pubblicazione del tuo libro. Un sogno anche questo o semplice conseguenza della tua esperienza?

Diciamo che sono sempre stato un appassionato lettore; classici d’avventura da bambino, poi  resoconti di spedizioni alpinistiche e diversi classici della letteratura. Nei miei viaggi ho sempre tenuto un diario, quindi anche in Pakistan; al ritorno ho letto un’inserzione su un quotidiano per “scrittori emergenti” e ho inviato il mio manoscritto… Quando mi hanno risposto positivamente ho cominciato a sognare anche il mio libro… e mi son detto, “cavolo!, ho letto una marea di libri scritti da altri, vuoi vedere che ora qualcuno leggerà il mio!!” Bella soddisfazione, da lettore, da alpinista, da uomo… da scrittore!

Quanto è importante avere un riferimento temporale? E se Flavio in una qualche precedente  vita fosse stato veramente uno degli uomini di quelle montagne?

Ormai da anni continuo a pensare, e a dire, che il mondo di oggi è un mondo facile e comodo, ma proprio per questo, non felice, il benessere di cui ci vantiamo, nella maggior parte dei casi è solo esteriore.. se in una vita precedente fossi stato un uomo di quelle montagne?.. Chissà, magari sarei stato meno felice di quanto credo di essere ora, non avrei apprezzato la bellezza dei luoghi perchè impegnato a procurarmi da mangiare… Contraddittorio?

Quanto è importante piangere lassù? Il valore delle lacrime è lo stesso?

L’importanza delle lacrime lassù? Ho avuto quello sfogo dopo Campo 1 perchè… ? Ero forse incazzato con me stesso, con il non riuscire ad andare avanti, ma guardavo giù e non mi passava minimamente per la testa di mollare e tornare a valle.. cercavo ovunque energia per proseguire, il sole sulla testa mi indeboliva, la mattina avevo avuto un attacco di diarrea, un momentaccio… credo che il pianto sia stato l’atto finale del momento di stanchezza. In quel caso piangere è stato forse un buttar fuori la debolezza, una liberazione da quello stato di sfinimento.. tant’è vero che poi ho ripreso lentamente a salire e seppur con ritardo il pomeriggio ero a Campo 2.. forse sono state le lacrime più importanti della mia vita… (?)

Oggi, come può concretamente l’uomo contemporaneo risvegliare gli istinti primordiali?

Domanda apparentemente facile: cercando il contatto con la natura, coi suoi rumori, che ormai non percepiamo più; coi suoi sapori, ormai sconosciuti anche quelli; Arrampicandoci sugli alberi, rotolandoci nell’erba, entrando in una stalla piena di vacche puzzolenti… passeggiando di notte in un bosco,ovviamente in silenzio, meglio ancora se da soli .. facendoci la doccia sotto la pioggia.. mai fatto? provate.. A parte questo credo che l’uomo di oggi si stia allontanando sempre più, e molto pericolosamente, da quella che era la sua condizione in origine. C’è troppa tecnologia e poca naturalità (se il termine mi è concesso) in ogni azione che facciamo, in ogni giornata che viviamo.. ecco magari per risvegliare gli istinti primordiali si può provare, gradualmente, ad eliminarne un po’ .. impossibile? Proviamo ad andare a piedi nei brevi tragitti invece di prendere la macchina e,cosa ancor più banale ma a quanto vedo ugualmente difficile, fate le scale! Ne conosco troppi che usano l’ascensore anche per scendere!..

Può esistere una dimensione aerea – verticale dell’anima? Come si raggiunge?

Dovrei citare Evola (Meditazioni delle vette) , che parlava di due Tipi di uomini gli “Aria” e i “Mediterranei”, ma lungi da me prendere in considerazione l’interpretazione politica di quel libro…Comunque credo di si..come dico nel libro cio’ che mi ha sempre attratto della montagna, e dell’alta quota è l’elevazione spirituale che, nell’ “ascensione-ascesi”, l’alpinista, o l’escursionista provano, sperimentano su sé stessi, sulla propria interiorità… Ciò che la montagna e la sua atmosfera ti lasciano dentro, ciò che della montagna ricordi e ti torna in mente anche quando sei a valle… quella, forse, è la parte aerea-verticale della tua anima.. In alcuni è poco evidente, in altri si nota al primo sguardo.. lo sguardo dei forti scalatori è splendidamente perso in un mondo tutto loro, rapito dalla verticalità, sognante, “bambinesco”,magari ingenuo ma pieno d’infinito…

Ci dici che ora hai le risposte a quasi tutte le domande che ti eri fatto prima della partenza. Quali sono quelle che restano senza risposta?

L’incontro, a volte scontro, tra noi “ricchi” occidentali e loro “poveri” in quel caso pakistani.. la curiosità che loro provocano in noi è voglia di qualcosa che loro hanno saputo, o dovuto, conservare e che noi abbiamo perso da tempo? Vedi gli istinti primordiali di cui sopra.L’impossibilità, vista la lingua, di intraprendere un rapporto più profondo con loro . Sono felici? Lo sono e non sanno di esserlo? La tecnologia è ovviamente arrivata anche lì, ma il risultato che ha prodotto? Individui a volte analfabeti che usano il telefonino e che si stupiscono davanti alla propria immagine in una fotocamera digitale, insomma un progresso tutt’altro che graduale quanto può avere di positivo e di utile?.. Per quanto riguarda il lato “montanaro”, beh, di fronte a simili infiniti colossi di roccia, a simili paesaggi, a simili simboli di eternità.. la risposta è : siamo piccoli, abbiamo una vita brevissima… riteniamoci fortunati del nostro passaggio su questa splendida infinita terra e cerchiamo di non rovinarla ulteriormente.

Chi sono i nuovi schiavi di oggi? Ti senti uno schiavo?

A volte mi sento “schiavo” della mia passione es.: Progetto un viaggio e penso “in quel paese c’è quella montagna da salire ma, le montagne sono ovunque!”in quel paese ci sono milioni di cose che NON sono in altri paesi, se vado in Perù non posso non vedere la parte Amazzonica… ma poi voglio fare anche la montagna! mi capisci? Una passione è… tutto ciò che dico nella post-fazione del mio libro, ma è pur vero che una passione in qualche modo ti limita..ti chiude gli orizzonti, ti rende SCHIAVO. Mi sento schiavo anche a lavoro, schiavo del denaro che devo guadagnare per viaggiare, per andare a scalare, per comprare un paio di sci..Ma è vero anche che tutti abbiamo un “padrone”, un “principale”, un “capo ufficio” che ci fa sentire schiavi. E la parola Libertà è forse una delle più indefinibili..Gli schiavi di oggi? Vedo schiavo chi segue la moda, chi deve essere sempre munito dell’ultimo ritrovato tecnologico, che non ragiona con la propria testa e si fa condizionare da ciò che fanno tutti, chi crede di essere padrone della propria vita, dei propri pensieri.. chi non è capace di dire NO quando tutti dicono SI

Nel cammino che hai intrapreso hai trovato il silenzio che cercavi?

Bella domanda, il SILENZIO, nella società di oggi c’è sempre più rumore, fastidioso e invadente rumore.. troppo rumore per pensare, troppo rumore per meditare, troppo rumore per leggere.. in seggiovia l’utente medio vuole sentire la musica!invece di ammirare il paesaggio circostante.. paura del silenzio? In metropolitana vorrei leggere ma c’è la musica ( sempre inascoltabile)… Per lavoro devo andare spesso a Roma e ti assicuro che, per me, è veramente un mondo difficile.. Se devo parlare del silenzio interiore direi di si, nel senso che, fortunatamente, credo di aver raggiunto da molti anni la consapevolezza di ciò che sono, di cosa ho bisogno per stare bene.. la montagna mi ha “condizionato” positivamente anche nello stile di vita che cerco di condurre ” a valle”, semplicità, sincerità, prima di tutto con me stesso, lassù non puoi barare, e ho imparato che barare non paga MAI, la sincerità paga SEMPRE. Non si ha bisogno di molto per vivere una vita serena. Lo diceva Socrate e lo ribadisce Mauro Corona : nella vita bisogna “togliere”. Gli Indiani d’America dicevano ” l’uomo che lavora non può sognare”..In breve: troppi impegni, troppe attività, troppo lavoro tolgono tempo a NOI STESSI, al NOSTRO pensare, al NOSTRO sognare … quanto tempo della giornata passiamo veramente con NOI?

In molti dei tuoi giorni inizi citando un aforisma. Lasciaci con quello che senti più tuo

L’aforisma? .. difficile selezionarne uno solo… direi ” un uomo è ricco in proporzione al numero di cose di cui può permettersi di far senza” THOREAU in “Walden”.. da leggere!!

La tua prossima scalata. Un altro libro o un’altra cima?

Chissà innanzitutto un altro viaggio!!


Nota biografica sull’autore

Flavio Paoletti nasce a Roma da madre romana e padre abruzzese. Cresce tra la periferia di Roma e la casa di campagna di Carsoli (AQ) dove, con i genitori e i due fratelli minori trascorre tutte le estati e le varie festività . A Roma gioca a calcio nella squadra del quartiere e pratica altri sport (tennis, nuoto ecc.) nel tempo libero; la passione del padre  lo porta fin da piccolissimo a frequentare le piste da sci. Con la Sez. del C.A.I. di Carsoli inizia a muovere i primi passi sui sentieri dei Monti Simbruini. Negli anni trasferisce la sua vita in Abruzzo dove coltiva la passione per la montagna. Il lavoro lo lega a Roma, ma l’aria pulita e le montagne lo richiamano prepotentemente in Abruzzo appena è possibile. Pian piano le amicizie montanare aumentano e gli impegni in montagna diventano sempre più frequenti; d’inverno lo sci e le gare di scialpinismo, d’estate l’arrampicata; Avido lettore dei classici libri di viaggi e avventure, inizia in tenera età a sognare l’Himalaya e le Ande Patagoniche. E così dopo le salite di alcuni classici 4000 italiani e di alcune vie d’arrampicata in Dolomiti eccolo partire solitario alla volta del Nepal, dove compirà l’ascensione dell’Island Peak (6200) mt., e, sempre solitario, alla scoperta della malinconica solitudine patagonica dove effettuerà un trekking tra le pampas e i campi base del Cerro Torre e del Fitz Roy. Nel frattempo si iscrive all’Università dell’Aquila, il Gran Sasso è lì a pochi minuti; Nel 2007 ecco l’occasione che aspettava da una vita: l’8000. L’invito a partecipare alla spedizione diretta al Broad Peak (8047) nella zona del Baltoro (Pakistan) è del C.D.A.A. ( Centro Documentazione Alti Appennini ). Associazione presieduta da Claudio Persio per promuovere la diffusione di qualsiasi attività legata alla frequentazione delle montagne; (v. cdaaexpeditions.it). Ovviamente Flavio accetta. Come in tutti i suoi viaggi, anche in Pakistan annota, in una sorta di diario, attimi e sensazioni dell’intera avventura.


La presentazione del libro si è svolta il giorno 9 aprile 2010 ad Ovindoli (AQ)

 La Dove si impigliano i Sogni Là, dove si impigliano i sogni di Flavio Paoletti

Galleria fotografica della presentazione

Presentato da Associazione Pluralia
Relatore e Presentatore: Dimitri Ruggeri
Marketing evento: POPact [Eventi ad Arte ]
Info: eventi.popact@gmail.com


galleria eventi, viedo art, interviste, trailer

One thought on “QUANDO LE CATENE DIVENTANO LEGGERE COME IL VENTO

  1. da facebook

    Pensieri post-serata di presentazione “Là, dove si impigliano i sogni”
    Today at 11:01am

    AUG e buondì a tutti. Arrivo a commentare la serata del 09 Aprile a Ovindoli decisamente in ritardo…. diciamo per problemi tecnici. Il mio giudizio è abbastanza positivo, avevo un sacco di incognite: “chi verrà? Chi non verrà? Quanti verranno?”Alla fine la sala era piena, piena di amici, amici veri,montanari e non, esperti e meno esperti,tutti comunque curiosi e attenti… L’abbiamo organizzata, come si suol dire in quattro e quattr’otto.. io avevo in mente una sorta di scaletta,Dimitri, più esperto di me in materia, ha preso in mano la situazione e ha condotto la serata direi egregiamente; mettendo in risalto anche gli aspetti meno evidenti del mio manoscritto, e forse più difficili da trattare davanti ad un pubblico come quello, composto per lo più, da montanari. Ma non dimentichiamo che i montanari, dall’alto delle loro cime, vedono, e “sentono”, cose che non tutti possono vedere e “sentire”. Interessanti gli interventi di Eligio del C.A.I. di Carsoli, e dello scoppiettante Claudio Persio, presidente del Centro Documentazione Alti Appennini dell’Aquila, organizzatore e finanziatore della spedizione Abruzzo-Karakorum 2007. Ribadisco, sono soddisfatto. Devo dire che a fine serata ero stanchissimo, ogni due secondi mi sentivo chiamare da qualcuno che voleva salutarmi e far due chiacchiere. Mi scuso con tutti ma come avrete notato non mi sono fermato un attimo. Ho sentito in giro pareri di amici e conosenti nei giorni immediatamente successivi e mi son sembrati tutti più o meno positivi. L’obiettivo era di passare una serata serena, chiacchierare di montagna, vedere le foto, e ritrovarsi in un bel contesto come quello del Palamagnola, gentilmente offerto dalla famiglia Bartolotti, in particolare da Desideria …. e ovviamente presentare il mio libro!! Piaciuto? Ora, dopo un’ora passata al pc, vado a scalare!! Ringrazio tutti gli intervenuti, saluto chi non è potuto venire. Ringrazio L’Associazione PLURALIA per la presentazione, POPact (eventi ad arte) per la divulgazione, High Movie per il service video, Dimitri RUGGERI per la professionalità e la disponibilità, e Andrea TAGLIACOZZO per il montaggio delle foto!!.. e ringrazio ME, perchè? Perchè non mi aspettavo di riuscire a radunare tutta quella gente…Buona montagna a tutti.. AUG

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