KATAPHYSIS. Franco Cipriano Ravello


POPact [Segnala] di Raffaella Barbato
Kataphysis Franco Cipriano Ravello
Kataphysis Franco Cipriano Ravello - Opere 1995 – 2010

Domenica 21 marzo alle ore 11,00, presso Villa Rufolo a Ravello, sarà inaugurata la mostra d’arte contemporanea Kataphysis. Opere 1995 – 2010 dell’artista Franco Cipriano, patrocinata dalla Regione Campania, la Provincia di Salerno, il Comune di Ravello, Fondazione Ravello e dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.

L’esposizione antologica, promossa da Bruno Mansi e coordinata da Raffaella Barbato, è un excursus sulla produzione artistica degli ultimi quindici anni del maestro di Scafati. Franco Cipriano propone, per gli spazi espositivi di Villa Rufolo, una mostra che ha l’andamento di una “liturgia della pittura”, un percorso che presenta “rivelazioni” pittoriche, palinsesti di luce materica che “sospendono” tracce, segni e figure nella dimensione della “assenza dipinta”. Nell’ideale spirale spaziale degli ambienti espositivi di Villa Rufolo, Cipriano ha previsto inedite “camerae pictae”, incrociando, in traiettorie inattese, lo spazio con le opere, per cui la loro disposizione acquista la particolarità di una singolare istallazione della “silenziosa” inquietudine della pittura. Con la “interrogante” tensione, creata dall’inclinarsi di un’opera verso l’altra, s’incrocia l’orma epifanica della pittura con il corpo materico della scultura e con la pulsazione segnico-figurale della luce elettronica dei video digitali. “La sua scultura, – dice il filosofo Vincenzo Vitiello -, è pittura tridimensionale. Pittura della materia sensibile – ove è difficile dire se questo genitivo è oggettivo o soggettivo. Inizialmente, originariamente, direi, è ‘soggettivo’: è la materia sensibile che si espone attraverso la manualità dell’artista. Se questo è vero – voglio dire: reale, e a me sembra che sia così –, allora anche il primo movimento, il movimento dalla superficie al profondo, il movimento che porta alla cancellazione del nero e all’emergere del Neutro, quel far pittura oltre la pittura, è sorretto e guidato dall’opera – dall’opera che è prima di esistere. I movimenti non sono due, ma unico e medesimo. E questo forse intende Cipriano con l’immagine della spirale. L’operare dell’opera fa segno di sé nell’opera, nel contenuto dell’opera. Il tutto si dice in una figura particolare. Ma quale travaglio per l’artista! Quante prove, quanti esperimenti, tentativi, quante ‘scritture’, per dire quello che lo fa parlare, la lingua nascosta che parla in tutte le sue parole, celandosi. È questa la ‘vittoria’ dell’artista sull’opera, che è ‘sua’, che, cioè, gli appartiene, solo perché è lui che appartiene ad essa?”. La mostra realizza un labirintico riflettersi trasmutante dei segni negli altri segni, delle materie in altre materie. La luce degli schermi elettronici realizza il controcanto alla pittura e alla scultura, in un “dialogo” che fa compresenti e coesistenti le matrici di linguaggio, in una sorta di topologia tecnico-espressiva, dove la persistenza di un “linguaggio” è il portato della differenza con le altre possibilità “mediali”. “La pittura di Franco Cipriano, -afferma nel catalogo Stefania Zuliani -, ascetica nella rinuncia al colore eppure così spessa, emotiva, persino, di gesti ripetuti e ossessivi, si offre insomma non come proposizione, dichiarazione ultima di verità, ma come varco e soglia, diaframma tra mondi che comunque si sottraggono alla forma chiusa. Lo dicono i titoli, un “controtesto” a cui l’artista non ha mai voluto rinunciare, in cui ricorrono frequenti estasi, apparizioni, assenze, miti e lontananze, lo ribadiscono i pensieri affidati agli indispensabili taccuini di pittura: «L’opera è il mostrarsi di un movimento infinito tra l’invisibile e il visibile. L’opera come pensiero-immagine apre nell’invenzione formale interminabili varchi nell’ignoto»”.

La mostra, per una parte con opere realizzate site specific, è composta da pitture su tele di medie e grandi dimensioni, da “piani scultorei” e da proiezioni video. Il catalogo dell’esposizione è a cura della Bruno Mansi Edizioni- Ravello, con testi di Stefania Zuliani, storico e critico dell’arte dell’Università di Salerno e di Vincenzo Vitiello, filosofo dell’Università San Raffaele di Milano.

Villa Rufolo Ravello (SA)
Vernissage domenica 21 marzo ore 11,00
21 marzo – 30 aprile.
Info: Ufficio stampa Giovanna Dell’Isola 3393017395
email: giodellisola@tiscali.it
Segreteria Villa Rufolo tel. 089857621
Orari mostra 10.00 – 18.00 tutti i giorni

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Franco Cipriano (Scafati, 1952). Diplomato al Magistero d’Arte di Napoli, ha frequentato la Facoltà di Architettura e quella di Lettere e Filosofia dell’Ateneo napoletano. Nel 1983 è stato segnalato per la pittura da Antonio Del Guercio nel Catalogo Bolaffi-Mondadori d’Arte Moderna. Ha iniziato giovanissimo a frequentare i gruppi dell’avanguardia napoletana, partecipando al dibattito sull’arte e la cultura ‘provocato’ da LUCA-Luigi Castellano. Nel 1972 a Scafati è tra i promotori del Centro Sud Arte dove organizza la mostra Politikaction, ma anche altre esposizioni, interventi e manifestazioni culturali. Si è interessato di rapporti tra pittura, cinema, musica e teatro, realizzando tra il 1969 e il 1976 diversi interventi, collaborando con il Gruppo P.66 e fondando l’Operativo Comunicazioni Territorio: in tale ambito di attività si collocano sia la redazione di un quadro manifesto per la mostra Arte in Italia, tenutasi alla Galleria Comunale d’Arte di Torino, sia l’intervento alla X Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma, del 1975, con la Sala Rossa. Nel 1971 prende parte alla III Biennale Internazionale di Barcellona. Del 1974 è la personale Immagini per una città tenuta a Napoli alla Galleria Colonna; nel 1985 prende parte all’Italie Aujord’hui: sguardi sull’arte italiana dal 1970 al 1985, presso Villa Arson per l’organizzazione del Centro Nazionale d’Arte Contemporanea di Nizza; nel 1986 alla Quadriennale d’Arte di Roma. Del 1991, è Finisterre, allestita presso la Galleria EnzoEsposito arte contemporanea di Napoli, mentre, del 1995, è Absentia picta promossa dall’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli. È del 2006 la mostra personale, dal titolo L’immemore, tenutasi al Monastero di Camaldoli di Arezzo. Tra le sue ultime esposizioni segnaliamo Di Estrema Menoria al Frac Di Baronissi (Sa), 2007, la colettiva Dialoghi di Luce negli spazi della Chiesa di San Francesco a Scafati (SA), 2009, Persistenze sul confine dell’immagine. Ripensando ad Andrea Pazienza, MAT -Museo dell’Alto Tavoliere- Sansevero (Fg) 2009, la personale Profezia del fondo al Monastero di San Michele Arcangelo di Gragnano (Na) nell’ambito degli incontri Tra arte e filosofia, con interventi di Massimo Cacciari, Gennaro Carillo, Enzo Cocco, Giuseppe Limone, 2009.
Maggiori info: redazione.popact

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