IL SEGRETO DELLA QUERCIA un racconto edito di Michele Cogliati: Quando l’amore diventa immortale



Segnaliamo questo  racconto edito dall’ autore Michele Cogliati della scuderia di POPact [Eventi ad Arte].

In apparenza, non è soltanto una meravigliosa fiaba che a tratti sembra farci riscoprire l’infanzia e la puerizia  attraverso continue immagini di elfi, gnomi e creature fantastiche che di sovente ti arrivano fin sulla punta del naso.


Questo piccolo gioiello è un prezioso ricettario che pone l’attenzione sull’irraggiungibile dono dell’immortalità… almeno in apparenza. Il protagonista trova riposo e speranza nel messaggio che ci lascia: l’amore e la caparbietà alla non arrendevolezza  davanti al sopruso dei potenti. Anche se tutto sembra spacciato l’energia della natura abbatte gli ostacoli che noi stupidi umani frapponiamo. L’amore alla fine è l’unico elemento cosmico che ci rende per un istante immortali… almeno in apparenza (nota di D. Ruggeri)

Di seguito l’intervista all’autore di Dimitri Ruggeri

E’ la tua prima pubblicazione. Perché è nata in te questa necessità?
Il Segreto della Quercia viene da molto lontano, un’idea che si è andata maturando nel corso di alcuni anni, ma per molto tempo è rimasta solo un’idea. L’intreccio definitivo delle vicende dei diversi personaggi che compongono la trama ha avuto una lunga gestazione ma sono stato così soddisfatto del risultato che mi sono deciso a realizzarne una pubblicazione.

In questo senso sono stato anche molto sostenuto da mia moglie ma, sopratutto, questo racconto è per mio figlio, Paolo, che oggi ha dieci anni e che è un “divoratore” di libri.
Certamente alla sua età alcuni passaggi non saranno ancora comprensibili, tuttavia l’idea di potergli lasciare un ricordo di me per il futuro, un ricordo tangibile da sfogliare e rileggere quando sarà più maturo è una soddisfazione grandissima.
E spero che sia solo il primo di una lunga serie!

I luoghi di cui ci parli ovvero Francia e Regno Unito, con le caratteristiche ambientazioni, li hai visitati realmente?
Si, sono stato diverse volte in Inghilterra e in Francia fin da piccolo perché i miei genitori erano amanti dei viaggi, grazie a loro ho viaggiato per anni per mezza Europa.
Ovviamente molte descrizioni sono di pura fantasia, così come i nomi dei paeselli citati nel racconto.
Mi sono basato molto sui ricordi di viaggio e sulle sensazioni che desideravo trasmettere.
Ma ho anche consultato mappe, atlanti e internet (non necessariamente in quest’ordine) con lo scopo di dare vita, prima in me stesso, alla struttura fisica del racconto, l’elemento portante, il sottofondo dove si sviluppa la trama.
Credo che i dettagli descrittivi contribuiscano a rendere viva una qualsiasi storia e quanto più sono credibili e percettibili tanto più aiutano sia chi scrive che chi legge.
Tuttavia ho cercato di non essere troppo minuzioso, tedioso nella descrizione. Ho provato a lasciare molto alla fantasia del lettore, fornire l’input per creare immagini mentali non rigide, aperte all’immaginazione di ciascuno di noi. Se sono riuscito nell’impresa lo dovranno dire i lettori.

Dietro il protagonista Duddlee si cela lo stesso autore?
Penso che qualsiasi autore trasfonda qualcosa di sé, delle sue esperienze e dei suoi sogni nei propri scritti. Credo che sia un fatto assolutamente naturale e istintivo. Naturalmente ciò può avvenire in maniera volontaria o involontaria.
Personalmente mi sono spesso fermato a riflettere in alcuni passaggi:
“Se io fossi il nobile malvagio, cosa farei a questo punto?”
Oppure:
“Isabelle come si comporterebbe in questa situazione?”
Ma per il personaggio di Duddlee mi sono ispirato a persone realmente conosciute a Londra, inglesi dalla punta dei piedi alla cima dei capelli. Ed ho cercato di rendere credibili i comportamenti, i pensieri, i ragionamenti, i modi di fare che ho avuto modo di sperimentare direttamente a contatto con gli inglesi reali.
Poi, certo, ho inserito il mio alter ego. Le mie ambizioni, i miei interessi, la mia cultura, la mia passione per uno stile di vita che ammiro.

Quanto è importante per te la natura?
Ecco, a questa domanda rispondo volentieri con una frase del mio monsieur Verlain:.
“L’Uomo è talmente pieno di Scienza da non fermarsi più a contemplare le meraviglie del Creato”.
Ci dimentichiamo troppo spesso di essere parte di questo pianeta, di essere suoi figli.
Personalmente ho dedicato gran parte della mia vita alla Natura, come documentarista e fotografo e poi come ricercatore per progetti internazionali sul lupo, l’orso e la Fauna prioritaria dell’Unione Europea.
La ricerca di un contatto con la Natura mi ha accompagnato da sempre, fino a portarmi a vivere in una casetta nel bosco sulle montagne abruzzesi.
E ho capito che la Natura mi sorprende sempre, in tutte le sue sfumature.

L’uomo ha davvero la necessità di un mondo immaginario e sovrannaturale rispetto a quello reale?
L’Uomo ha bisogno di sognare, di fuggire da una realtà che lo imprigiona, lo obbliga a comportamenti innaturali, lontani anni luce dal suo percorso evolutivo.
E’ sempre stato così. Anche perché l’Uomo è un animale, l’unico animale, creativo, ha la capacità di immaginare, inventare, sognare ad occhi aperti, farsi trasportare dalle emozioni, abbandonando la sua condizione istintuale che governa il resto del mondo animale. Non vi è contraddizione in questo, è un dato oggettivo sulla condizione umana, così particolare e unica sul nostro pianeta: Siamo sì frutto dell’evoluzione della vita ma dal momento in cui ci siamo distaccati dal contesto desideriamo distrarci da un modello esistenziale che pure abbiamo coscientemente scelto e abbracciato.
E non potendo esercitare questa distrazione (ora d’aria…) in forma fisica, ci rifugiamo nell’immaginazione e nel sovrannaturale.

Uno dei temi che tratti è quello dell’immortalità? Si riesce davvero a descrivere?
Nessuno può davvero desiderare di vivere in eterno. E’ una maledizione, un inferno.
Non so se nel mio racconto sia riuscito a descrivere questo tema con sufficiente chiarezza ma di sicuro ho ponderato le parole che descrivono i pensieri al momento della trasformazione di Druegar da elfo in umano.
La vera vita non è quella incantata e soave degli elfi ma quella breve e passionale degli uomini. Un’esistenza breve ma intensa contro una quasi immortalità priva di sfide.

In questo racconto Amore, immaginazione e sogno possono essere la stessa cosa?
Ecco, penso che Il Segreto della Quercia è fondamentalmente una storia d’amore, l’amore visto con occhi e prospettive diverse, inusuali.
Ma l’Amore è anche sogno e immaginazione, tenerezza, desiderio, passione.
Prima di tutto però, a mio avviso, l’Amore è quell’intesa perfetta che sboccia improvvisamente fra due creature: la consapevolezza reciproca di essere parte dell’altra, senza la quale non vi può essere vita piena, compiuta.

Se avessi l’opportunità di vivere tra gli elfi dell’Antico Popolo, sotto quale forma ti manifesteresti a noi umani?
Non credo sia una buona idea, gli Uomini sono come bambini: distruggono ciò che non conoscono.
Penso che la realtà fisica e quella spirituale siano separate e debbano rimanere separate per ottimi motivi, anche se imperscrutabili. D’altra parte quello più famoso che ci ha provato lo hanno crocifisso…

Quella quercia ha ancora altri segreti da nascondere? Altri desideri?
Ci sto lavorando. Restate sintonizzati per il seguito…

Se tu potessi scegliere, accetteresti il dono dell’ immortalità?
Mai. Preferirei poter scegliere altro…

Maggiori info: redazione.popact

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