ROY LICHTENSTEIN. In mostra a Milano, l’esperienza pop


Popart-Roy-Lichtenstein veduta mostra. img e post by, Roberto falco

Roy Lichtenstein torna ad esporre in Europa con una grande mostra antologica che si preannuncia come uno degli eventi artistici più importanti del nuovo anno.

La mostra si inaugurerà alla Triennale di Milano – Desing Museum il 25 gennaio e, nel mese di luglio, sarà trasferita al Ludwig Museum di Colonia, dove rimarrà aperta al pubblico fino al 3 ottobre 2010.

L’esposizione è stata realizzata in collaborazione con The Roy Lichtenstein Foundation ed include oltre cento opere, tele per lo più di grande formato, oltre a numerosi disegni, collages e sculture provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private internazionali, tra le quali il Ludwig Museum di Colonia, il Ludwig Forum di Aachen, il Louisiana Museum di Copenaghen, il Whitney Museum e il Gugghenheim Museum di New York, il Moderner Kunst Museum di Vienna, the Broad Art Foundation di Los Angeles. La mostra dal titolo Meditations on art, è suddivisa in sezioni tematiche, parte dai lavori degli anni ’50, poco conosciuti e molti di essi esposti per la prima volta, nei quali l’artista rivisitava iconografie medievali e reinterpretava dipinti di artisti americani come William Ranney ed opere come Washington Crossing The Delaware del pittore Emanuel Gottlieb Leutze, (c. 1851), ricalcando gli stilemi espressivi dell’astrattismo europeo e, in particolare, gli universi di Paul Klee e di Picasso.


Premessa di Roberto Falco

Roy Lichtenstein in posa davanti una sua operaRoy Lichtenstein. (New York, 27 ottobre 1923 – New York, 29 settembre 1997) Esponente della Pop Art statunitense deriva il suo concetto di specializzazione settoriale e il suo principale bersaglio dell’esperienza pop, il fumetto, dalla sua attività di designer pubblicitario e di vetrinista. Egli dilata il fumetto a mezzo di un proiettore, riempiendo il colore di fondo di un retino dilatatissimo, nel quale identifica lo scheletro meccanico del fumetto, tendendo, più che a portare avanti le ricerche sulla struttura della percezione, con un suo «pointillisme», ad esprimere la banalìzzazione operata dall’informazione di massa su ogni dato reale. Egli preleva un particolare «potenzialmente significativo dal punto di vista della forma», mirando «a circoscrivere gli aspetti formali del cartoon a scapito di quelli narrativi» (A. Boatto), trattando il quadro come un sperimentale. L’uso del cartoon diviene poi, per Lichtenstein, il mezzo di elaborazione di qualsiasi tipo di immagine; sarà una sorta di filtro «meccanico» attraverso il quale egli farà passare, di volta in volta, il linguaggio della pittura, nella sua storia, con una ironia fredda distaccata, oggettiva.

Al contrario di quanto possa sembrare, le opere di Lichtenstein sono vere e proprie tele dipinte, mentre l’effetto della puntinazione estremamente regolare, tipica della retina tipografica del fumetto, è stato ottenuto per mezzo di una griglia forata.

Lichtenstein rappresenta quel filone della Pop Art che non mirava a puntare il dito sull’alienazione dei cittadini, sempre più sopraffatti dal benessere economico degli anni ’50/’60 e dalla derivante acquisizione di beni di lusso. Mentre Andy Warhol si concentrava sulla ripetizione ossessiva della stessa immagine e Jasper Johns rifletteva sulla banalità del quotidiano, Lichtenstein si fermava a contemplare quanto una frase, una stanza, una situazione potessero essere semplificate nei colori acrilici del fumetto.

La fortuna di Lichtenstein si deve infatti alla grande innovazione nel trasmettere un messaggio importante ed attuale tramite una rappresentazione simbolica e spesso ridicolizzata della vita di tutti i giorni.


BieM - Biennale Marsica (poesia, arte, cinema) - http://www.biennalemarsica.org

Introduzione del curatore Gianni Mercurio
Gianni Mercurio, già noto per aver tra l’altro firmato alla Triennale di Milano grandi mostre antologiche dedicate ad Andy Warhol, Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, ha ideato una retrospettiva di Lichtenstein che per la prima volta fa il punto sulle opere che l’artista pop ha realizzato appropriandosi delle immagini provenienti dalla storia dell’arte moderna.

È la prima volta che la mostra esplora in modo organico e completo questo significativo aspetto del lavoro di Lichtenstein, che mette in luce il debito che il Postmoderno ha nei confronti della sua opera.

La mostra, suddivisa in sezioni tematiche, parte dai lavori degli anni ’50, poco conosciuti e molti di essi esposti per la prima volta, nei quali l’artista rivisitava iconografie medievali e reinterpretava dipinti di artisti americani come William Ranney ed opere come Washington Crossing The Delaware del pittore Emanuel Gottlieb Leutze, (c. 1851), ricalcando gli stilemi espressivi dell’astrattismo europeo e, in particolare, gli universi di Paul Klee e di Picasso.

In questa fase della sua produzione l’artista mescolava il modernismo proveniente dall’Europa con i vernacoli della storia e della cultura americana: gli indiani e il Far West, le scene di vita dei pionieri alla conquista delle terre, gli eroi e i cow-boy.

Nel periodo eroico della Pop Art, i primissimi anni sessanta, Lichtenstein definisce il proprio stile e linguaggio pittorico, e inizia una rivisitazione di opere celebri di artisti del passato più o meno recente.

La rielaborazione di opere di Picasso, Matisse, Monet, Cézanne, Léger, Marc, Mondrian, Dalì, Carrà, è concepita a partire dalle pubblicazioni a scopo divulgativo: un modo per riportare (ridurre) la dimensione ineffabile della pittura a quella di “oggetto stampato” e commercializzato.

Le sezioni della mostra comprendono opere realizzate dagli anni Cinquanta agli anni Novanta e ispirate al Cubismo, all’Espressionismo, al Futurismo, al Modernismo degli anni ’30, all’astrazione minimalista, all’Action Painting, e ai generi del paesaggio e della natura morta.

La mostra sarà accompagnata, da un catalogo edito da Skira, di 400 pagine, tutto a colori, contenente oltre al testo introduttivo del curatore, saggi critici di Demetrio Paparoni, Robert Pincus-Witten, Annabelle Ténèze, Frederic Tuten. Una selezione di materiale fotografico in gran parte inedito e un documentario sulla vita, realizzato appositamente per l’occasione, completeranno l’esposizione.
Il catalogo sarà pubblicato in differenti edizioni (Italiano, Inglese e Tedesco).

Maggiori info: redazione.popact

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