ARCHIVIARTI – Bollate (MI). Fabbrica Borroni


Archiviarti_fabrica borroni. img by, Roberto Falco

ARCHIVIARTI –  La mostra

Dal virtuale al reale. Archiviarti, lo spazio web dedicato ad artisti emergenti nato lo scorso giugno presso la Fabbrica Borroni, diventa ogni giorno più importante.

Un database a completa disposizione del pubblico per conoscere e scoprire nuovi autori, selezionati per l’originalità e la freschezza delle loro opere, che ha inaugurato un nuovo e più libero approccio al mondo dell’arte contemporanea.
Sulla scia del successo riscontrato e delle numerose richieste pervenute, Archiviarti si trasforma oggi in una mostra, che già si preannuncia tra gli appuntamenti principali nel calendario autunnale degli eventi artistici milanesi e italiani.

“Archiviarti – la mostra”, che vede il patrocinio della Provincia di Milano e del Comune di Bollate, verrà inaugurata il prossimo giovedì 8 ottobre nella suggestiva cornice postindustriale di Fabbrica Borroni, spazio ormai da anni votato al mondo dell’arte contemporanea, sede di mostre, eventi culturali e di una collezione permanente tra le più prestigiose a livello italiano.
La collettiva, curata da Fiordalice Sette, assistente alle attività culturali di Fabbrica Borroni, ospita ventuno artisti provenienti da tutta Italia e dall’estero, precedentemente selezionati nel contesto dell’originario progetto web di Archiviarti, le cui opere, già visibili sulla rete, si potranno finalmente ammirare dal vivo.

In mostra opere di: Guido Airoldi, Marco Bernardi, Giancarlo Bozzani (BOZ), Giuseppe Ciracì, Tamara Ferioli, Marta Fumagalli, Cristina Iotti, Luciana Lavelli, Rocca Maffia, Gabriele Marsile, Andrea Martinucci, Ilaria Mazzocchi, Stefano Momentè, Monticelli & Pagone, Sabrina Ortolani, Marilena Pasini, Guido Pecci, Arianna Piazza, Riccardo Pirovano, Emanuela Pischedda, Torregar

Quadri di piccole, medie e grandi dimensioni, dipinti con le più svariate tecniche, dalla pittura ad olio alla tempera acrilica, fino ad arrivare al metallo, alla resina e alle polveri di gesso e madreperla. Ma anche installazioni, disegni, fotografie rielaborate alcomputer, opere realizzate secondo i dettami dell’era digitale e ormai annoverati a pieno titolo nel variegato mondo dell’arte contemporanea. Persino costumi teatrali, come nel caso della genovese Emanuela Pischedda, di professione scenografa, che con i suoi tessuti, nelle parole della curatrice Fiordalice Sette, «cerca di superare la dicotomia esistente tra arti cosiddette “maggiori” e “minori”. I suoi costumi sono carichi dei sentimenti dei personaggi da interpretare, veicolano atmosfere lontane nel tempo e nello spazio, proprio come un bel quadro, una scultura o un palazzo». Il panorama artistico che il pubblico di “Archiviarti-la mostra” avrà la possibilità di conoscere e apprezzare è ampio e articolato, con autori sia già conosciuti, protagonisti di numerose personali e collettive e vincitori di premi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale che giovanissimi, agli esordi in questo campo ma dotati di straordinarie potenzialità che già si evincono nelle loro opere prime.

Come nel caso di Andrea Martinucci, la cui ricerca, dice Fiordalice Sette, «mostra la volontà di liberarsi dagli schemi che ci fanno vivere quotidiamente nella frustrazione. All’interno delle sue tele e delle immagini ritoccate, i suoi personaggi seguono istinti e bisogni momentanei, risultando spesso scontrosi verso chi li circonda, ma per questo ancora più autentici».
Di grande impatto è il lavoro del bergamasco Guido Airoldi, che recupera immagini di animali tratte da manifesti circensi in una sorta di profani e moderni ex voto, «ponendoli all’interno di un ambiente asettico, quasi ospedaliero, totalmente bianco, permettendo all’osservatore di coglierlo nella sua pura essenza». Il riminese Marco Bernardi indaga l’universo femminile perso nei meandri della rete di blog e social network, le cui protagoniste, «deposta la loro maschera, si rivelano forti, combattive o fragili e insicure, senza perdere mai comunque fascino e femminilità».

Il milanese Giancarlo Bozzani (Boz), artista per hobby, si concentra invece, nei suoi quadri realizzati con olio e pasta di gesso, sulla rappresentazione della vecchiaia, «con figure che sembrano delle presenze, quasi dei fantasmi che entrano profondamente nella nostra vita e la caratterizzano».

E ancora: i ritratti di Giuseppe Ciracì, permeati da «una ricerca metafisica che si addentra nel personaggio, nella sua psicologia, ma anche nella sua stessa carne»; la legnanese Tamara Ferioli, che realizza quadri con i suoi stessi capelli, «traccia materiale che diventa parte dell’opera, capaci di assorbire odori, ambienti e ricordi»; le donne tratteggiate da Cristina Iotti, «che si denotano per una grande pulizia formale e precisione estrema»; le cornici “invecchiate” di Luciana Lavelli, «che emanano un’energia archetipica, suggerendo senza ansie il naturale corso del tempo»; i collage di Rocca Maffia, «che catapultano lo spettatore in un universo onirico, richiamando l’attenzione sulle convenzioni linguistiche della nostra società»; le incantevoli immagini floreali di Gabriele Marsile, realizzate con una tecnica
estremamente accurata, «alterando il naturale equilibrio petalo-foglia, salvandoli dalla caducità del tempo e rendendoli eterni».
Di grande particolarità è anche la ricerca creativa della piemontese Ilaria Mazzocchi, in un insolito connubio tra arte e biotecnologie: non quadri ma tessuti, i quali, dice Fiordalice Sette, «non sono portatori di un semplice valore estetico, ma sono ricchi di messaggi sociali, grazie alla messa a punto di focus su vari temi, come l’inquinamento radioattivo, che l’hanno colpita, e di cui ritiene sia utile divulgare notizie e approfondimenti tramite la sua arte». Vi si aggiungono le citazioni e rivisitazioni su plexiglas e lastre tipografiche di Stefano Momentè, che ci fanno capire «l’effimera realtà dell’arte, appartenente ad una dimensione estemporanea»; Marta Fumagalli con le sue installazioni, che «caricano l’arte di significati sociali, rendendola un’esperienza da elitaria a democratica»; il gruppo Monticelli & Pagone, alias Alessandro Monticelli e Claudio Pagone, originale sodalizio «che ama indagare sul tema del doppio, analizzandolo con gli stessi strumenti forniti dalla psicologia, come la tecnica della libera associazione tra macchie e segni»; Sabrina Ortolani, che nelle sue tele, fotografie, incisioni, coglie la bellezza insita in opere di per sé alienanti, come autostrade e vecchie automobili, «dotati di una luce straordinariamente intensa, che dona loro nuova giustizia»; le suggestioni di Riccardo Pirovano tra sogno e realtà, «un fluido in continuo divenire»; le creature «quasi fiabesche» di Marilena Pasini; le immagini “al bitume” di Guido Pecci, «la cui aggressività e rude forza espressiva colpiscono istantaneamente lo spettatore»; le tele di Arianna Piazza, dalle atmosfere «giocose e disimpegnate»; le allegorie dello spagnolo Torregar, alias Josè Antonio Torregrosa García, «che esplora gli estremi della vita umana, nascita e morte, in cui l’uomo perde la sua individualità e diventa parte minima, ma necessaria, di un processo naturale». “Archiviarti – la mostra” nasce dal progetto Archiviarti, una selezione e raccolta di notizie, su http://www.fabbricaborroni.it, di dati biografici e immagini relativi alla produzione emergente della scena nazionale, a cui Fabbrica Borroni desidera conferire visibilità tramite l’esposizione on line. Uno spazio aperto completamente gratuito, in particolare per quanto concerne l’attività di promozione svolta nei confronti degli artisti coinvolti.
Questa la grande novità del progetto, all’insegna di un approccio libero e appassionato al talento creativo, lo stesso spirito di cui è ora permeata la mostra, naturale e fruttuosa evoluzione del progetto originario.
Fabbrica Borroni nasce a Bollate (Milano) per volontà di Eugenio Borroni, imprenditore e appassionato d’arte, che ha deciso di aprire al pubblico la propria collezione e dare vita ad una struttura tesa a promuovere la giovane arte italiana. La Collezione Borroni, allestita nell’affascinante cornice post industriale di un’ex fabbrica di collanti, comprende più di 500 opere, solo per citarne alcune, di Marco Lodola, Daniele Galliano, Paolo Schmidlin, Alessandro Bazan, Alfredo Cannata e molti altri, insieme a importanti testimonianze di street art con autori del calibro di Bros, Pao, Airone e Tv Boy.

Oltre ad alcune importanti opere storiche di Lucio Fontana, Giuseppe Banchieri, Roberto Sernaglia, la Collezione Borroni costituisce una delle più complete testimonianze relative alla Scuola romana di Via degli Ausoni, comprendente dipinti di Bruno Ceccobelli, Nunzio, Piero Pizzi Canella e Marco Tirelli.
Oltre ad accogliere la Collezione permanente, gli spazi industriali di Fabbrica Borroni sono stati restaurati e riconvertiti a struttura polifunzionale che ospita mostre (tra le più importanti ricordiamo “La nuova figurazione italiana” del 2007), eventi culturali, insieme ad una proficua attività di location per ricorrenze private e aziendali.

A cura di Fiordalice Sette

VERNISSAGE
8 ottobre 2009 – 25 ottobre 2009
Orario: dalle ore 18.30
Fabbrica Borroni – via Matteotti, 19 20021 – Bollate (MI)
Ingresso libero – È gradita gentile conferma.
http://www.borronibrothers.com/index.html

Edit: http://www.popact.info/

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