QUANTO CINEMA C’ERA GIA’ IN VELASQUEZ E REMBRANDT


velasquez--las-meninas INTERVISTA A:
Giuseppe Piccioni
Giurista al Premio Terna02

Chi si avvicina al cinema oggi, auspica Giuseppe Piccioni, non può fare a meno di pensare che cambierà volto e sarà un’espressione più ricca e più vicina all’arte“.

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D: Quanto contano nei suoi film, molto accurati sul piano della composizione visiva, i riferimenti all’arte pittorica?

R: In alcuni momenti, così come quando scriviamo qualcosa, facciamo un processo di avvicinamento. Cerchiamo cioè di rendere carne esangue quello che abbiamo scritto che ancora sulla carta è abbastanza improbabile. Sto parlando di un procedimento di lavoro classico. Soggetto, sceneggiatura,sopralluoghi, e poi gli attori, i corpi, i volti, le luci. Il personaggio diventa così sempre più vivo. In questa ricerca i riferimenti pittorici o fotografici possono essere molto utili, così come un’idea di una ripresa. Uno vede un quadro di Velasquez, e pensa a un’idea di profondità di campo, pensa a certe scene. Questo approccio dipende anche dalle passioni che hai avuto, non sempre è consapevole, perché magari ti ha colpito qualche quadro, la luce di Rembrandt. Anche nel montaggio, per esempio, in certi riferimenti allegorici di certi quadri c’è già un’idea di cinema.

D: Ritiene si stiano profilando, in Italia e all’estero, nuove figure professionali che riuniscano in un solo artista la figura del regista cinematografico, del fotografo, del video makers, del video artist?

R: Credo di sì. Ho una grande curiosità verso questo tipo di approccio al lavoro, ma anche il timore di far parte di coloro che appartengono a un certo tipo di cinema ormai vecchio. E’ sempre più in crisi l’idea che la sala sia l’unico luogo destinato alla fruizione. Anche l’architettura di un film, così come è concepita oggi, parlo del rituale soggetto, sceneggiatura, prove. Ecco, io credo che con il digitale, con le possibilità di elaborazione dell’immagine sempre più personale ci siano molte più cose da dire: diverse durate, diversi formati, elementi di arte più forti rispetto a quello che può essere una sceneggiatura convenzionale. Penso che chi oggi si avvicina al cinema, non può fare a meno di pensare al fatto che cambierà volto nei prossimi anni e sarà più ricca l’espressione del cinema, più vicina all’arte. Spero.

D: Ritiene che il Cinema italiano, al pari di altri europei, possa trovare spunti visivi nella contaminazione a livello fotografico e ideativo dell’opera dai grandi artisti contemporanei?

R: Sarebbe interessante, ma non solo sull’aspetto visivo. Credo che lo sarebbe molto anche nell’aspetto ideativo e di scrittura. Nel digitale ad esempio, il momento dell’organizzazione e realizzazione di un’opera cinematografica possono essere meno gerarchici e più vicini. Anche la macchina da presa non ha quel peso così fortemente gerarchico e sento che con gli attori e collaboratori c’è una ricerca più dilatata, i confini più labili, nel momento in cui si monta si può intervenire con effetti speciali. Oggi quello che c’è di vecchio nel cinema italiano è proprio l’approccio: regista,sceneggiatore e collaboratori. Forse è arrivato il tempo di collaborare con scrittori, pittori, artisti in generale che possono aiutarti a sviluppare l’aspetto immaginativo. E questo lo si vede , in gran parte, solo nelle grandi storie americane, iper realiste.

D: Al centro dei suoi film ci sono spesso storie d’amore contemporanee. Come esprime la contemporaneità del nostro quotidiano mettendo in scena le storie private?

R: Io nella mia vita personale ho sempre preso delle posizioni, invece trovo difficile pensare ai miei film come prodotti che costruiscono un consenso attorno a un argomento, problematica sociale. Ho sempre bisogno di raccontare l’oggi anche attraverso altre cose. Cerco di fare in modo che non siano solo delle storie d’amore, che ci sia anche qualcosa della provvisorietà del mondo che abitiamo, in uno sguardo, nella scelta delle luci, degli ambienti. Racconto persone ed è quello che so fare meglio. Io ho bisogno di travestirmi attraverso una storia, per raccontare anche un po’ di me. Nella speranza che alcuni miei stati d’animo e pensieri, la mia visione del mondo possano essere interessanti anche per chi guarda.

D: Come lavora ai suoi progetti, dove trae ispirazione?

R: Io non faccio come tanti miei colleghi che una volta finito un film pensano subito a quello successivo, mettendo al lavoro qualche sceneggiatore pensando così di fare più cose contemporaneamente. Faccio un progetto alla volta, consumo l’esperienza, ne vivo tutti gli aspetti negativi e positivi, a volte anche in maniera eccessiva e accompagno poi la “salma”, che sarebbe il mio film, anche negli ultimi momenti di vita, quando è agonizzante. Solo allora comincio a pensare a un nuovo progetto. In genere comincio a guardarmi intorno, leggo romanzi, prendo appunti, in modo molto semplice, quasi facendo una lista della spesa dei progetti. Poi segue una scrematura, ci sono due-tre idee che resistono, fino alla scelta finale. Quell’una comincia a diventare la mia preoccupazione. Io ho scelto un modo di stare nel cinema in cui cerco di attraversare una porta stretta che è quella di stare tra l’industria e l’arte. Credo che il cinema sia anche questo: un po’ fiera, un po’ spettacolo da baraccone. C’ è sempre una promessa di spettacolo anche nel film più rigoroso. Mi piacerebbe che il cinema assomigliasse sempre più al lavoro di un’artista, fedele al suo progetto, con il controllo diretto e totale che ha sulla sua opera cosa che invece nel cinema la mediazione è molto più forte, dove la possibilità di perdere adesione al tuo progetto è fortissima, così come gli agguati, i tentativi di depistarti, mandarti fuori strada. Il collaboratore può aiutare a valorizzare un’idea ma anche sabotarla. Io difendo le mie idee in una dialettica estenuante con me stesso, e gli altri in cui arrivo a fare delle scelte attraverso l’accumulazione totale di incertezze e scarti. Riuscendo anche a dire no. Il nostro lavoro si misura proprio nella capacità di fare delle scelte, con il minor numero di rimpianti. Credo che oggi con l’elettronica e il digitale, il cinema è sempre più vicino alla possibilità che ci sia una partecipazione e adesione più personale, un controllo più forte del regista sulla sua opera. E’ vero il cinema ha un aspetto spesso corale, mi piace però pensare che così come per l’artista, anche il regista possa essere riconosciuto da alcuni tratti nel modo di dirigere, di lavorare con gli attori, di scrivere il dialogo, che possa essere insomma rintracciato un profilo del regista. Penso a Hitchcock, Billy Wilder o John Ford. Per esempio.

D: Il Premio Terna 02 intende conciliare le best practise aziendali con quelle culturali stimolando una riflessione sulla necessità di guardare al futuro del pianeta con un’attenzione responsabile all’ambiente e all’energia. Secondo lei, è un obiettivo realizzabile e oggi l’arte è ancora in grado di stimolare una maggior coscienza critica?

R: Spero di sì, mi auguro che l’arte riporti l’uomo al suo habitat, al suo mondo. Si spera che il mecenatismo, l’intervento dell’industria possa favorire una maggiore libertà anche nel cinema, di fronte al mercato, e che la politica possa così essere sempre meno invasiva. Il cinema oggi dipende dal finanziamento statale, dalla mediazione della politica. Ma voglio ricordare anche che molti film non sarebbero mai stati prodotti senza il finanziamento pubblico. Penso tuttavia che sarebbe interessante immaginare questo tipo di intervento da parte dei privati anche per il cinema, come poi in passato lo è stato con i grandi produttori, non procacciatori di finanziamenti ma veri e propri produttori che di fatto tentavano imprese di altissimo livello, e quindi non pensavano solo al proprio tornaconto.


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3 thoughts on “QUANTO CINEMA C’ERA GIA’ IN VELASQUEZ E REMBRANDT

  1. Visione sinergica dell’Arte. Scambio di Energia.
    Vivere totalmente il progetto fino alla fine e immedesimarsi in esso.
    Anche a me “piacerebbe che il cinema assomigliasse al lavoro dell’artista”.

  2. Pingback: LA RICERCA DELL’ATTORE E REGISTA CORRADO ODDI « Dimitri Ruggeri .:. Versi liberi DiStradaInStrada .:.

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