RENZO PARIS: I suoi “Ballatroni” non sono mai morti


I ballatroni - created by Roberto Falco
“Ho visto in notturna i luoghi in cui è stato ambientato il romanzo: una Celano che conserva ancora una memoria storica e vecchia ma parte di un presente vissuto. Quella sera c’erano dei bambini che giocavano a palla tra palazzi screpolati e usurati. Non ci sarebbe stato scampo se centrifugato nella macchina del tempo fossi stato catapultato lì tra quelle costruzioni poste tra la montagna e la vallata. Anch’io sarei stato un ballatrone o forse lo sono sempre stato e non me ne sono mai reso conto. In realtà i ballatroni non sono mai morti tanto meno Canaccio o Rattaculo”

Renzo Paris è un narratore, poeta e saggista Marsicano che ha attualmente una posizione centrale nel panorama letterario contemporaneo. E’ autore della trilogia di romanzi etnografici sull’Abruzzo La croce tatuata, Ultimi dispacci della notte ed I ballatroni.

Ha avuto grandi maestri, come Moravia, Siciliano, Amelia Rosselli, e fratelli come Bellezza, Berardinelli, Cordelli, e la Frabotta, che fu anche la sua prima moglie.
“Ha scritto libri importanti come “Cani sciolti”, diventato addirittura un modo di dire, o “I ballatroni”, per parlare solo del primo e dell’ultimo. E vogliamo finalmente accorgerci che Renzo Paris è stato il primo a fare il romanzo etnico, senza sociologismi da quattro soldi? E che usa la lingua con la potenza di Céline, e ha la pietas di Verga, il cinismi di De Roberto? Paris ha un suo peso specifico e un suo posto inusurpabile nelle letteratura italiana” (Antonio Veneziani)

E’ nato a Celano (AQ) nel 1944. Vive a Roma. Ha pubblicato romanzi: Cani sciolti (Transeuropa, 1988, tradotto in Francia), Frecce avvelenate (Bompiani, 1974), Filo da torcere (Feltrinelli, 1982), Le luci di Roma (Theoria, 1990), Squatter (Castelvecchi, 1999), Ultimi dispacci della notte (Fazi, 1999, tradotto in Germania). Ha raccolto le sue poesie in Album di famiglia (Guanda, 1990). Nel 1988 ha pubblicato un libro autobiografico sul ’68 (Cattivi soggetti, Editori Riuniti), nel 1995 Romanzi di culto (Castelvecchi) e un anno dopo la biografia di Alberto Moravia Una vita controvoglia (Giunti). Ha tradotto e commentato le poesie di Corbière, Apollinaire, Prévert. Insegna Letteratura francese all’Università di Viterbo. Per minimum fax ha pubblicato Ritratto dell’artista da vecchio. Conversazioni con Alberto Moravia (2001).

L’intervista di Simone Gambacorta.

La casa editrice Coniglio di Roma ha un’interessante collana, “Contemporanei all’imbecillità”, dove sono stati pubblicati volumi su Antonio Moresco, Riccardo Reim, Carla Benedetti e Tiziano Terzani. Fresco di stampa è quello su “Renzo Paris” di Antonio Veneziani. All’introduzione dell’autore seguono una nota dello stesso Paris e un’intervista che questi rilasciò a Moravia; le pagine ospitano poi in un’ampia conversazione tra Veneziani e Paris, che è un po’ il cuore del libro (ma ci sono anche i ragguagli “Materiali critici ed estratti”, “Scritti su Renzo Paris” è un’opportuna “Nota bibliografica”). Abbiamo intervistato Antonio Veneziani.

Quand’è che Renzo Paris è entrato nella sua vita?

“Ero giovane, avevo letto “Cani sciolti” che mi aveva preso alla gola e alla testa, poi lessi “Frecce avvelenate”, una puntura di spillo al cuore. Quando mi trasferii a Roma decisi di chiamarlo. Ogni volta che ci si doveva vedere io partivo, in quel periodo viaggiavo parecchio, in tutti i sensi, avevo attacchi d’ansia, tornavo e lo richiamavo, poi ripartivo, questa storia andò avanti un bel po’. Finalmente c’incontrammo, ci annusammo. Parlammo poco, ci scambiammo informazioni essenziali. Dopo siamo diventati amici.

Abbiamo lavorato insieme. Alcuni miei amici sono diventati suoi amici e alcuni suoi sono diventati amici miei. Credo di conoscere la sua vita, compresi alcuni lati d’ombra, e lui conosce la mia. Leggo le sue cose sempre volentieri. Lo stimo come scrittore ma è anche un grande, ottimo amico”

Le chiedo uno sforzo: un mini ritratto di Renzo Paris come uomo.

“Renzo Paris è un uomo simpatico, nonostante sia un po’ orso, del resto, viene dalla Marsica. Non si atteggia. Non ha la puzza sotto il naso. È concreto ma generoso, è disponibile. Ti fa partecipe delle sue letture, dei suoi sentimenti, delle sue scoperte letterarie. Non è competitivo. Vive e non scrive soltanto. Non l’ho mai visto avere un attacco di taccagneria sentimentale, oggi molto in voga anche tra gli artisti”

Ora le chiedo un secondo sforzo: un mini ritratto intellettuale di Renzo Paris.

“È sempre stato in grado di unire vita, impegno politico e scrittura, tanto da essere definito il Sartre italiano. Personalmente lo vedo più come un curioso che partecipa le sue scoperte con le parole. Ricordo quando faceva la scuola di italiano per gli immigrati, parliamo di secoli fa. È capace di grandi amori intellettuali, di grandi approfondimenti e anche di terribili delusioni, ovvio. Sicuramente ha assorbito gli umori del ’68, ma non si è fermato lì, è andato avanti. Ha avuto grandi maestri, come Moravia, Siciliano, Amelia Rosselli, e fratelli come Bellezza, Berardinelli, Cordelli, la Frabotta, che fu anche la sua prima moglie. Paris è un curioso, e questo lo rende, come direbbe Marc Augé, un intellettuale a tutto campo e sempre in palla”

Cosa ha rappresentato Renzo Paris per la sua generazione?

“Per la mia generazione, parecchio, insieme ad altri, ci ha aiutato ad attenuare l’impatto con i cascami della neoavanguardia. È stato un fratello maggiore, non ha avuto paura di sporcarsi le mani; basterebbe vedere la nota introduttiva a un libro di poesie fondamentale degli anni Settanta: “Sonetti d’amore per King Kong” di Gino Scartaghiande, per non parlare dell’aiuto dato al mio “Torbida innocenza”. Ho citato due esempi, ma ne potrei fare a decine”

E per quelle successive?

“I giovani se lo conoscono ci parlano, ci discutono. Renzo è prodigo di consigli senza essere professorale. È disponibile a puntare su chi ritiene abbia talento con prefazioni, presentazioni, editoriali.

Come collocherebbe Paris nel quadro della letteratura italiana contemporanea?

“Ha una posizione centrale. Ha scritto libri importanti come “Cani sciolti”, diventato addirittura un modo di dire, o “I ballatroni”, per parlare solo del primo e dell’ultimo. E vogliamo finalmente accorgerci che Renzo Paris è stato il primo a fare il romanzo etnico, senza sociologismi da quattro soldi? E che usa la lingua con la potenza di Céline, e ha la pietas di Verga, il cinismi di De Roberto? Paris ha un suo peso specifico e un suo posto inusurpabile nelle letteratura italiana”

Paris è stato anche – se posso usare questa espressione – un’isola fra le correnti, nel senso che ha vissuto vicino a grandi nomi della letteratura italiana: penso a Moravia, a Bellezza, alla Rosselli e alla Morante…

“Renzo è stato in grado di svicolare tra tentazioni e sirene, rimanendo fedele a se stesso e al suo mondo. Non ha svenduto la sua voce. Dai grandi e dai coetanei ha preso, ma sempre restituendo generosamente. In due parole, basta analizzare il rapporto dialettico tra Paris e Moravia, che ha fruttato un bellissimo libro di Alberto dal titolo “Impegno controvoglia”, dove l’autore di “Agostino” mette la sua penna al servizio dell’impegno civile, oppure il rapporto amical-conflittuale tra Paris e Manacorda, che ha dato le eccellenti pagine di “Ragazzi a vita”, uscite nell’ “Annuario di Poesia”.

Cos’è che più le piace del Paris poeta?

“La capacità di dire il dolore e la disperazione del vivere come un teatrino assolutamente coinvolgente. Lo scarnificare la storia e il raccontare il frammento facendolo diventare totalità. Un anti-lirismo lirico”

Cos’è che più le piace del Paris narratore?

“La capacità di seguire la voce fino in fondo, se occorre fino nel più profondo inferno. L’abilità di narrare storie che pur essendo realiste non mimano il reale, ma sono reali. La destrezza di accompagnare il lettore nell’asprezza e nella dolcezza rendendolo complice. Paris ha pathos, coinvolgimento, lingua, insomma, racconta storie vere per lettori attenti”

E cosa le piace di più del Paris saggista?

“È la capacità di puntualizzare senza annoiare. Ma la saggistica che amo di più di Renzo è quella narrata, un esempio per tutti, “Una vita controvoglia” dove racconta e analizza l’amico e scrittore Alberto Moravia, un libro che si legge come un romanzo ma è più puntuale di qualsiasi saggio. Un piccolo gioiello che si dovrebbe studiare nella scuole”

Ma sappiamo che Paris è anche traduttore e critico…

“Certo, importanti sono Apollinaire e Corbiére. Che cos’hanno di così diverso da altre traduzioni? Questo: che dopo aver scandagliato con oculatezza e sensibilità, la lingua e l’attualità degli autori presi in esame li enfatizza, senza tradirli”

Quando ha iniziato a pensare a libro che ha realizzato con lui?

“Con Francesco Coniglio, che oltre ad essere editore è anche un fine lettore, si parlava di una collana monografica su intellettuali importanti ma non allineati. È nata “Contemporanei all’imbecillità”, che Francesco Coniglio dirige personalmente, dove sono già usciti “Moresco”, “Terzani”, “Reim”, “Benedetti”, il nome di Paris è venuto naturale”

Quanto tempo è occorso?

“Non ricordo con esattezza. Sono poco incline al tempo, sfasato come sono e poi sono abbastanza lontano dalla fiscalità. Comunque, qualche mese”

Oltre alla sua introduzione, il volume si sviluppa attraverso una conversazione critica, più che un’intervista. Ecco, io credo che queste conversazioni rappresentino un genere saggistico vero e proprio: lei che ne dice?

“Certo, l’intervista può essere un genere saggistico. Anche letterario: ottimo esempio ne sono Giorgio Manganelli e Alberto Arbasino. Paris ed io volevamo però soprattutto invogliare a leggere. Se poi siamo riusciti a fare un lavoro letterario, ben venga”

Come si è articolato il lavoro? Le conversazioni sono avvenute per iscritto – magari per lettera – oppure col registratore sul tavolino?

“Prima col registratore. Dopo abbiamo corretto e tolto le lungaggini, ma conservando la freschezza e l’immediatezza che solo la conversazione può dare. Niente di professorale e niente analisi universitarie. Personalmente mi sono posto per quello che sono, un lettore curioso e attento, e la mia nota introduttiva al libro è piuttosto chiara. Insomma si potrebbe parlare di una lettura ad alta voce della vita e delle opere dell’autore de “La croce tatuata”

Qual è stato il rapporto tra la critica e Paris?

“Direi piuttosto buono. Ha avuto recensioni importanti da Pasolini ad Onofri, da Maoravia a Di Consoli… cioè che attraversano tutte le generazioni. Certo anche lui ha qualche detrattore, per fortuna. Tutti i poeti, i narratori con grande personalità, toccano la suscettibilità di qualche signorina, insisto, per fortuna”

Paris è sato protagonista e testimone di una stagione culturale purtroppo irripetibile. A guardare il calendario, però, ci si rende conto che tra allora ed oggi di tempo non ne è passato poi tanto. Ma quante cose sono cambiate in questo volgere di anni nella vita letteraria italiana?

“La vita letteraria non c’è più, c’è l’industria cultural-letteraria, ormai. Poi ci sono isole, più o meno felici, dove narratori, poeti, saggisti, si incontarno e si scontrano, si annusano e si amano, lavorano e per fortuna vivono anche, come fa Renzo Paris, e poi lo racconta con una grazia e una forza che lascia il segno nel lettore”
Celano, Aprile 09’ Dimitri Ruggeri (fonte:www.dimitriruggeri.com)

Edit: http://www.popact.info/

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