POESIA VISIVA come forma di semiosi logico-iconica


poesia visuale - created by roberto falco

Semiosis - Sign process by, Roberto Falco

Poesia visiva

Derivazione dell’Arte Concettuale.
Di questa assume il procedimento analitico. Nasce dall’uso simultaneo dell’immagine fotografica e della letteratura, che formano insieme un’opera unitaria.
Ma l’unità del lavoro poggia sulla diversificazione tra testo e immagine, nel senso che la narrazione avviene su due linee parallele che non convergono mai: la fotografia produce un’informazione e la parola ne produce un’altra assolutamente indipendente.

Così nasce un’opera che contiene all’interno livelli d’informazione che riguardano non tanto i racconti prodotti dal mezzo fotografico e dalla letteratura, ma quanto un’analisi dei processi narrativi che tali mezzi possono produrre.
Tutto questo é stato anticipato dalla Poesia Visiva nel suo intreccio tra parola e immagine.

Tra gli artisti internazionali, il gruppo più numeroso e vivace è stato quello italiano che annovera i nomi ormai storici di operatori quali Lamberto Pignotti, Ugo Carrega, Stelio Maria Martini, Eugenio Miccini, Luciano Caruso e Mirella Bentivoglio, solo per citarne alcuni.

La linea di ricerca della poesia visiva, sviluppatasi nell’atmosfera di avanguardia e sperimentalismo degli anni Sessanta e Settanta, tende a gettare un ponte tra scrittura e pittura. La poesia si presenta come quadro, e si affida quindi a un sistema di produzione e consumo affine a quello delle arti figurative (mostre, esposizioni, ecc.).
Si tratta di esperimenti intersemiotici, in quanto mettono insieme il modo lineare di leggere il linguaggio e il modo avvolgente di guardare un quadro. Si è parlato di “scrittura verbovisiva” e anche — da parte di Lamberto Pignotti che è stato uno degli iniziatori in questo campo — di arte “plurisensoriale”, che sarebbe legata alla classica figura retorica della sinestesia (scambi tra i cinque sensi) e in generale a un’idea di arte totale capace di mettere in funzione tutte le facoltà dell’uomo.

I filoni della poesia visiva sono stati principalmente di due tipi:

nanni balestrini - gruppo 63uno, proveniente dalle “tavole parolibere” delle avanguardie futuriste, usa la dislocazione delle lettere (l’ampiezza, il carattere tipografico; insomma, la “materialità del significante”) per ottenere effetti grafici e figurativi.
Si può arrivare, al limite, ad ottenere immagini ritagliando pezzi di scrittura o di lettere (quindi rendendo illeggibile la scrittura). Si può ritornare alla scrittura a mano, oppure ricavarla da mezzi tecnici.
In questo ambito rientrano gli esperimenti di Tomaso Binga, realizzati sovrapponendo le lettere con la macchina da scrivere.

nanni-balestrini1l’altro filone è legato alla tecnica del collage.
In questo caso vengono utilizzate immagini soprattutto fotografiche, unite insieme a ritagli di scrittura. Ci troviamo di fronte al recupero di materiali già formati (ad esempio: foto della pubblicità corredate con titoli di giornale). Quindi, questa linea di ricerca ha molto a che fare con la citazione e la parodia. La sua tendenziosità, infatti, consiste nel disperdere l’atmosfera e il fascino seduttivo delle immagini della società dei consumi, non solo mediante il colpo di forbici che le distacca dal loro contesto appropriato, ma anche attraverso la giustapposizione con frasi discordanti, che costituiscono una sorta di controcanto.
Se l’operazione ha qualcosa della allegoria classica, in cui la figura era accompagnata da un cartiglio, qui lo scontro tra il significato della figura e quello della scrittura è un carattere obbligatorio del genere.

Oggi, infine, si è sviluppato anche il versante della video-poesia che sfrutta il mezzo televisivo per un intervento tra parola e immagine.

Una cultura di margine

Il processo di emarginazione di questi artisti è dichiarato con chiarezza dagli artisti stessi che, oltre a prendere posizioni di fatto, evitano i canali della propaganda artistica contemporanea prediligendo spazi e formati espositivi che si collocano tra il campo artistico e quello editoriale.

Hans Clavin e Jean-François Bory davanti a un'opera di Ugo Carrega

Hans Clavin e Jean-François Bory davanti a un'opera di Ugo Carrega

Questa cultura, che può essere chiamata cultura di margine, viene messa in luce da Ugo Carrega nel suo valore positivo attraverso la figura di Emilio Villa quando sostiene che essa sollecita situazione ma non vuole trarne profitto:
perché si crede in una determinata idea da sviluppare e perché si crede che il riconoscimento per ciò che si è fatto sarà un riconoscimento naturale inter pares senza alcuna necessità di rivendicazione di brevetti sulle idee

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A Montevarchi si ripercorre la corrente della Poesia Visiva

Parole Contro. Il tempo della Poesia Visiva
18 aprile – 21 giugno 2009 La Ginestra, Montevarchi (Arezzo)

Nella primavera del 1963, un gruppo di giovani intellettuali fondava a Firenze il Gruppo 70. Nello stesso anno, alcuni di loro danno vita a uno dei movimenti artistici più innovativi e originali della seconda metà Novecento, la POESIA VISIVA. Interessati alle moderne modalità di comunicazione di massa, questi artisti si proposero di trasformare la più pervasiva delle sue forme, la pubblicità, in poesia, con “l’utopia di cambiare il mondo”.

Malquori da Martin Luther King

Malquori da Martin Luther King

Parole Contro.
Il tempo della Poesia Visiva
è il titolo della mostra che, per la prima volta, indaga gli anni cruciali della nascita e dello sviluppo di questa corrente artistica, il quinquennio dal 1963 al ’68.
L’esposizione, curata da Lucia Fiaschi, è organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Montevarchi in collaborazione con l’Archivio Venturino Venturi, con il sostegno della Regione Toscana e della Provincia di Arezzo nell’ambito del progetto regionale “Una rete delle culture della contemporaneità”; sponsor della mostra Zucchetti Centro Sistemi e Estra. Realizzata nel complesso de La Ginestra di Montevarchi, un tempo convento poi opificio ed oggi Centro per le arti contemporanee di interesse regionale, la mostra presenta al pubblico 110 opere, per la maggior parte inedite, degli artisti del gruppo storico della Poesia Visiva: Ketty La Rocca, Roberto Malquori, Lucia Marcucci, Eugenio Miccini, Luciano Ori, Michele Perfetti e Lamberto Pignotti. Esposti, inoltre, documenti originali, anche sonori, manifesti, locandine, depliant. Chiude il percorso, un film con interviste ad esponenti del movimento e al critico Sergio Salvi.
Le opere in mostra provengono da collezioni pubbliche, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato e MART di Rovereto, e da prestigiose collezioni private tra cui quelle degli artisti.

In mostra una selezione di opere tra le più rappresentative degli anni 1963- 68, realizzate con la tecnica del collages. Opere di grande attualità e dal forte impatto come: “Sino in fondo” (1966) di Michele Perfetti, dove parole come sogni, amore, verità.. vengono risucchiate da un cesso che le espelle frantumate; “L’appetito vien mangiando” (1963) di Lucia Marcucci; “Catherine Spaak” (1964) di Luciano Ori; “Da Martin Luther King” (1968) di Roberto Malquori, dove una tipica pin up nuda, degli anni Sessanta,appare ricoperta di frasi del famoso uomo di pace; “Poesia trovata. La Nazione” (1967) di Eugenio Miccini; “Quel lunedì mattina” (1965) Lamberto Pignotti e “Top Secret” (1965) di Ketty la Rocca.

Noi avevamo l’utopia di cambiare il mondo attraverso la poesia – dice Michele Perfetti nell’intervista in catalogo – [.] la poesia visiva costringe a guardare il mondo con occhi diversi. Ecco, da noi c’era questa utopia, contribuire a cambiare il mondo facendolo vedere con occhi diversi”.
Nella primavera del 1963 e l’anno successivo, a Firenze, si tennero al Forte di Belvedere due convegni internazionali “Arte e Comunicazione” e “Arte e Tecnologia” che segnano la nascita del Gruppo 70. Fondato da artisti di diversa formazione, i poeti Lamberto Pignotti e Eugenio Miccini, i musicisti Sylvano Bussotti e Giuseppe Chiari, i pittori Loffredo, Antonio Bueno e Alberto Moretti, a cui si aggiunsero ben presto diversi pittori Roberto Malquori, Lucia Marcucci, Luciano Ori, Ketty La Rocca, Michele Perfetti ed altri.
Nello stesso anno, alcuni di loro si uniscono per dar vita ad una nuova corrente artistica, che Pignotti e Miccini chiameranno Poesia Visiva: “.si chiama così perché nasce dalla poesia – come sostiene Lamberto Pignotti nell’intervista in catalogo – in fondo è quel tipo di poesia che, stanca di stare nei libri e nella bocca di chi la vuol dire, si sente a mal partito e quindi trova rifugio nel quadro, nella performance, anche se ancora non si chiamava così, nella poesia spettacolo”. Un movimento, certamente originale, nonostante i dichiarati ‘debiti’ con la cultura più avanzata di quegli anni (Nouveaux Réalisme, New-Dada , gli happening di Kaprow e le esperienze musicali di John Cage).
Per lo più fiorentini, ma in contatto con le punte più avanzate della cultura internazionale, gli artisti della Poesia Visiva segnarono uno dei momenti di maggior vivacità della cultura fiorentina del secondo dopoguerra, in cui affondano le radici di molti linguaggi della contemporaneità. Fin dall’inizio, la Poesia Visiva, instaura un rapporto stretto con i mezzi di comunicazione di massa, ne assume i modelli e il linguaggio, ma ne stravolge il senso, denunciandone il ruolo negativo nel contesto sociale. Quella che poi Eugenio Miccini definirà una vera e propria “guerriglia semiologica”.

“Noi siamo dei fuggiaschi – scriveva Miccini – o degli evasi dalla letteratura e dalla storia dell’arte, abbiamo cercato di vedere quali erano i linguaggi reali che sono effettivamente parlati dalla società. [.] il nostro scopo era di parlare veramente, di vomitare contro i padroni della parola e quelli dell’immagine“.

Come la Pop Art, seppure con una posizione più marcatamente concettuale ed ideologica in opposizione al sistema, il movimento della Poesia Visiva si pose quindi in posizione critica nei confronti della massificazione culturale operata dai media, con l’intenzione di attivare nel pubblico la capacità di critica.
La mostra è accompagnata da un programma di Iniziative collaterali:
visite guidate, conferenze, concerti e performances.
Il catalogo, edito da Carlo Cambi Editore, contiene le interviste agli artisti.
Informazioni:http://www.comune.montevarchi.ar.it http://www.cantierilaginestra.org

edito da: Roberto Falco

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