MAC BETH E IL TEATRO MEDICINA


E’ il titolo della rappresentazione teatrale diretta dall’amico Riccardo Della Pietra.

naftacafe Lo stesso comunicato descrittivo annuncia temi di spunto e di riflessione. Si è pensato allo spazialismo, al silenzio e alla verità; ognuno troverà il proprio spiraglio

Il titolo è un cartello shakespeariano, scritto proprio con un buco nel mezzo. Quella spaziatura  del nome MAC  BETH annuncia il tema dello spettacolo che è quello dei buchi, dei vuoti, degli spazi fra una cosa e l’altra. Il teatro – non lo spettacolo – si forma sui buchi. Il teatro parla, racconta dei buchi fra una parola e l’altra, fra un’azione e l’altra; fra la scrittura e la parola, ad esempio.
Avviene in questo caso un rovesciamento. Le parole farfugliate dai non attori e poi  campionate, le brevi azioni ripetute e stabilite, diventano i pieni, il piano d’appoggio del racconto. I buchi, i vuoti significativi, devono invece essere rintracciati con un lavoro di spettatore partecipante nelle pause, negli smarrimenti, nelle dimenticanze allegre o drammatiche. L’ accadere giunge nelle incertezze autentiche, dove l’ essere umano – al riparo del teatro – vive la propria eroica inadeguatezza e con grazia naturale e stupore gioca con l’esistenza.
MAC  BETH diventa allora una sospensione dell’ economia, un rifiuto dell’ allestimento economico della realtà, una sospensione della concertazione del quotidiano, un coltello da re per scavare fra le immagini usurate, fra le parole mandate inutilmente a memoria, una lama regina per lacerare lo spazio chiuso del consueto in tanti frammenti di vuoto che lasciano a vista e scoperto il Teatro, dove il Teatro è più vita. Si tratta di un teatro senza significati e senza rimandi, senza origine: teatro come azione d’arte in sé. Il teatro e la nuda vita, la nuda vita colta sul fatto di esistere, la vita mentre si rivela.
La prova racconta di alcune persone che accompagnate in un percorso artistico e trovandosi in una situazione di eccezione – la malattia, in questo caso – lontane dai gesti  abituali – voci, posizioni, comportamenti – rivelano in questo lavorìo una propria grazia e rimandano direttamente a quella condizione umana comune a tutti noi di non essere pronti, ma inesatti, e dunque, in qualche modo, autentici. Nel gioco del teatro medicina che oscilla e precede la vita, queste persone sono in grado di condurci – con qualche rischio che ci protegge e che ci cura – verso una situazione autentica dell’esistenza.

Il lavoro sul MAC BETH infine è costruito secondo due indicazioni musicali, jazzistiche potremmo dire. Una prima riguarda la ripetizione. Ognuno dei tre gruppi ripropone in pratica la stessa scena. Ma proprio nelle leggere modifiche si mostra allo spettatore la piega, lo scarto sostanziale eppure invisibile, l’accesso al racconto. La seconda indicazione riguarda la preparazione del sopravvento della sorpresa; ovvero sistemare la scena, le azioni, quello che è dato insomma, in modo da favorire – attraverso una tensione armonica artistica – qualcosa non è dato ma che si dà,  qualcosa che accade adesso, e sopraggiunge davvero.

Web: www.artestudiox.org
info@artestudiox.org


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