VICENDE E STORIA CRITICA DEL PREMIO AVEZZANO 1949–2001


Aggiornamenti.
30 Gennaio 2018

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Vicende e storia critica del Premio Avezzano 1949 – 2001

Museo, P.za Torlonia, Ex Granai A.r.s.s.a, AvezzanoL’interesse per l’arte moderna e la sua accoglienza tra la gente marsa rappresenta un’attitudine costante, dall’immediato dopoguerra ai nostri giorni. Già negli anni che precedono la I edizione del futuro Premio Avezzano alcuni artigiani-artisti avezzanesi assorbono il clima artistico della capitale frequentando, tra l’altro, gli atelier di via Margutta e villa Strhol Fern cenacolo di molti pittori che gravitano intorno alla “Scuola Romana”.
Tra questi Antonio Quizi – ebanista e pittore – antesignano tra coloro che oltre al duro lavoro quotidiano dedicano parte della propria esistenza all’arte “non applicata” e pertanto “non remunerativa”, soprattutto in quell’epoca. Una vera esigenza dello spirito ignara di ogni interesse utilitaristico.
Questo spontaneo slancio per la cultura e in particolar modo per l’arte visiva trova il suo primo, timido, sbocco con la “I Mostra Marsicana”, nel 1949. Si tratta di una esposizione, a carattere prevalentemente locale, che inopinatamente suscita forte e duraturo interesse. Un gracile seme deposto nel fertile humus del Fucino. Da allora, tra altalenanti progressi e inevitabili inerzie, le rassegne d’arte si succedono espandendosi in termini di partecipazione e soprattutto di livello culturale, assumendo un ruolo sempre più importante nel panorama espositivo nazionale.

Le edizioni degli anni sessanta hanno rappresentato, senza tema di smentita, un riferimento fondamentale per la ricerca artistica d’avanguardia, soprattutto per quanto riguarda il versante non figurativo. Sarà stata la geometria piana ed equilibrata del Fucino o l’azzeramento figurativo, determinato dal terremoto prima e dagli eventi bellici poi, a facilitare una naturale adesione all’estetica aniconica?
Una sorta di percorso agevolato che va dalla definizione regolare del “terreno coltivato” all’astrazione geometrica o dalla “maceria” all’informale?
Ci piace pensare che da tanta distruzione materiale sia nata una spinta vitalistica e disinibita verso la novità e verso il progresso tecnologico-culturale.
La storia del Premio Avezzano, oltre al progresso intellettuale, determina vicende sociali e umane; anche di ciò si vuole trattare in questa pubblicazione fatta di cenni critici, cronaca e documenti. Si vuole raccontare la storia corale della “pittura dei marsi”, nel senso della pittura che gli artisti di questa terra hanno prodotto, ma che ancor più hanno accolto e apprezzato.

Si vuole dire del contributo dato alla promozione della ricerca e di conseguenza alla evoluzione dell’itinerario artistico contemporaneo.
Questo piccolo sforzo editoriale, fatalmente parziale e incompleto, in ultima analisi vuol essere la testimonianza dello straordinario fenomeno di emancipazione sociale, culturale e sentimentale derivante dalla passione per l’arte e dalla sua frequentazione. La dimostrazione che anche un piccolo centro di provincia può efficacemente contribuire allo sviluppo dell’arte contemporanea che, per dirla con Eva Marisaldi: “si fa con altri, nello stesso tempo da postazioni diverse”; un luogo quindi mai più culturalmente emarginato.

Marcello G. Lucci /Roberto Falco
12 Luglio 2008

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3 thoughts on “VICENDE E STORIA CRITICA DEL PREMIO AVEZZANO 1949–2001

  1. Looking forward to working with you again in the near future, Falco!

    You truly are an amazing creator…I hope that you will return to Boston soon, so that we can collaborate on yet another art project. I greatly admire and appreciate your fine work and am always deeply inspired by your creative imput…

    Congratulations on your most recent accomplishments!

    Best Wishes!
    Artist G

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  2. PREMIO AVEZZANO E PINACOTECA, LA CULTURA CHE NON C’È PIÙ

    Avezzano – Segnò la rinascita culturale della Città e della Marsica nel post dopoguerra, ora la straordinaria invenzione di un gruppo di giovani artisti dell’epoca che conquistò un posto di rilievo nel panorama artistico del Bel Paese e l’attenzione della Biennale di Venezia, il Premio Avezzano, è finito nell’oblio insieme alle opere della Pinacoteca in “parcheggio” al Teatro dei Marsi.

    A quasi 15 anni dal “the end”, l’ultima edizione del Premio Avezzano risale al 2001, il professor Giorgio Tempesti, critico d’arte e memoria storica del Premio Az, sul quale sta scrivendo un libro, bussa alla porta del sindaco, Giovanni Di Pangrazio, affinché “la Città si riappropri di quel pezzo di storia: il Premio Avezzano è stato un eccezionale veicolo di crescita culturale per il territorio”, afferma Tempesti, “rilanciarlo, insieme alla riapertura della Pinacoteca, per far ammirare alla popolazione e ai giovani tutte le opere acquisite negli anni di vita del premio, sarebbe un segno di grande sensibilità e lungimiranza politica”. Quadri e sculture, infatti, dopo un lungo peregrinare in vari luoghi (Centro di iniziative culturali (1971) presieduto da Enrico Veri; Centro studi marsicano ai tempi dell’ex preside del classico Aroldo Buccini; seminterrato del Comune; Castello Orsini ai tempi del sindaco Mario Spallone) ora sono ammassati in uno stanzino al Teatro dei Marsi dove sono stati trasferiti nel 2013 causa infiltrazioni al tetto.

    Alcuni “pezzi” sono rimasti nel maniero, mentre altri sarebbero negli uffici del Comune: incerto, quindi, il quadro generale del patrimonio artistico frutto della straordinaria scommessa di quel gruppo di giovani artisti locali, Marcello Ercole, Pasquale Di Fabio, Dante Simone, Ermanno Toccotelli, Enzo Frittella e Carlo Colonnello, nata con il nome di Mostra Marsicana nel 1949; diventata Mostra di Arti Figurative nel 52; Mostra d’Arte Regionale nel 53; infine Premio Avezzano nel 57. Numerose le firme di prestigio arrivate negli anni, tra le quali spiccano quelle di Antonio Bragaglia (unica opera del 1922), Luigi Veronesi, Mario Schifano, Remo Brindisi, Emilio Notte, Getulio Alviani, Giuseppe Carrino, Cesare Tacchi , Mauro Reggiani, Enrico Accatino, Umberto Mastroianni. Un vero e proprio fiore all’occhiello l’opera “Bucranio” dell’artista Pino Pascali, premiata nel ’66, due anni prima della morte dell’artista pugliese (incidente in moto) che stava per essere consacrato alla Biennale di Venezia.

    Ora, però, mentre il Premio Avezzano è in stand-by da 14 anni, anche quelle prestigiose opere della Pinacoteca, un tempo visibili al Castello, sono al chiuso di una stanza da quasi due anni. E allora Tempesti, il critico d’arte che nel 1969 si occupò della collezione su incarico dell’allora sindaco Ciofani, confida nell’intervento del primo cittadino, affinché “istituisca una fondazione ad hoc” per rilanciare l’importante appuntamento artistico-culturale che proiettò Avezzano sulla scena artistica nazionale e, non ultimo, per rendere nuovamente fruibile la pinacoteca “fantasma” intitolata a Ernesto Pomilio.

    Prof. Giorgio Tempesti

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  3. TORNA IL PREMIO AVEZZANO.
    COMITATO SCIENTIFICO CON L’ONOREVOLE OTTAVIANO DEL TURCO.

    Presentato il 26 Gennaio 2018, il comitato tecnico scientifico del “Premio Avezzano”, che torna a rivivere dopo 18 anni di assenza dal panorama culturale marsicano. Il sindaco Gabriele De Angelis ha presentato il gruppo di lavoro, presieduto dall’onorevole Ottaviano Del Turco.
    Qui di seguito segnaliamo alcuni disappunti:

    Il primo a contestare la scelta è stato don Aldo Antonelli, coordinatore di Libera ad Avezzano, che si dice “stupito e amareggiato”.

    “Del Turco è un condannato – ha detto – la sua nomina poteva e doveva essere evitata”.

    “Il disappunto, sia chiaro, non è dato da motivazioni politiche (nelle quali Libera non vuole assolutamente entrare) o di carattere personale – ha aggiunto – bensì dal fatto che Ottaviano Del Turco a tutt’oggi rimane un condannato. Assolto dal reato di associazione a delinquere, resta tuttavia condannato in secondo grado per induzione indebita, reato che prima della legge Severino rientrava nella concussione. Stando così le cose, ci si chiede: era proprio necessario scegliere un ‘condannato’ come coordinatore del Comitato? Una città di 40.000 abitanti come Avezzano non presenta altre persone all’altezza di tale compito?”.

    “Nell’incontro del 20 Maggio dello scorso anno – ricorda don Aldo – convocammo i candidati sindaci, presente anche il sindaco Gabriele De Angelis, per proporre loro un impegno, una volta eletti, al rispetto dei principi di amministrazione etica e trasparente e per l’adozione delle buone prassi. Le scelte di pubblica amministrazione incidono nella coscienza dei cittadini: possono confermare il diffuso malcostume e il conseguente distacco dei cittadini o possono essere segnali del possibile, necessario cambiamento, a seconda dei casi. Non è nostro compito accertare l’innocenza o meno di Ottaviano Del Turco, ma serietà e accortezza vorrebbero che una persona indagata e condannata in secondo grado non venga cooptata nella gestione di pubblici enti”.

    Angelo De Zanet è intervenuto invece sulla costituzione del Comitato Tecnico Scientifico del Premio Avezzano.
    “In merito alla presentazione del cosiddetto comitato tecnico scientifico che dovrebbe organizzare una nuova edizione del Premio Avezzano, concordo con quanto detto da Don Aldo Antonelli per ciò che riguarda Del Turco, aggiungendo soltanto che il reinserimento non spetta agli amici politici ma ai servizi sociali…” e aggiunge: “tornando al Comitato, credo che la manifestazione meriti maggiore rispetto e qualcosa di meglio in termini di serietà e scientificità. Alcuni componenti sono stati tirati per i capelli a partecipare e altri non avrebbero dovuto essere neanche presi in considerazione, visti i danni già arrecati in passato. Probabilmente i componenti il CDA, a proposito il Sig. De Angelis ha letto il regolamento del Premio, non conoscono le problematiche della rassegna, o, se le conoscono hanno sempre taciuto! Meglio non infastidire il conducente”.

    L’unica cosa che il sindaco ha detto, pensando di fare cosa buona politicamente, è il riferimento ai giovani artisti locali: errore De Angelis, studi la storia del Premio e si accorgerà che i vari artisti locali, oltre ai meriti, hanno rappresentato una palla al piede.

    Si poteva fare meglio nell’approccio all’organizzazione della rassegna?
    Sicuramente si; esiste una proposta molto seria presentata nei giorni scorsi che garantendo qualità , serietà e scientificità, teneva lontano dall’osso i cani che hanno sempre cercato di rosicchiarlo.
    Perché questa opzione non è stata presa in considerazione?
    Meditate gente meditate.

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